ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Un mese dopo il fallimento di Lehman non si vede via d'uscita alla crisa

Lettura in corso:

Un mese dopo il fallimento di Lehman non si vede via d'uscita alla crisa

Dimensioni di testo Aa Aa

È passato quasi un mese dal fallimento di Lehman Brothers. Da quell’annuncio la crisi del settore finanziario mondiale si è fatta sempre più pesante. Schiacciata da 4 miliardi di dollari di perdite al terzo trimestre la banca d’affari statunitense ha dichiarato fallimento.

I rischi di un effetto domino spingono le autorità americane a intervenire. Il giorno dopo si rischia il crollo del gigante assicurativo AIG, ma la Federal Reserve inietta 85 miliardi di dollari nazionalizzandola di fatto.

Sarà questa d’ora in poi la politica dell’amministrazione Bush: evitare a ogni costo altri fallimenti. Ma il piano da 700 miliardi di dollari del ministro del tesoro viene bocciato dalla Camera dei rappresentanti. Si dovrà aspettare il 3 ottobre per ritrovare lo spirito bipartisan al congresso di Washington. Ma l’approvazione del piano di salvataggio straordinario non ridà il sorriso a Wall Street.

E anche dall’altro lato dell’Atlantico cominciano i problemi.

Vengono nazionalizzate in successione la bancassicurazione belga-olandese Fortis, l’istituto di credito ipotecario britannico Bradford e Bingley, la banca franco-belga Dexia. Anche la Germania è dovuta intervenire per salvare la banca ipotecaria Hypo Real Estate.

Ma l’origine della crisi è precedente a Lehman Brothers. Ed è da ricercare nella concessione dei mutui subprime. Dei crediti che gli esperti ormai chiamano “tossici” perché diventati senza valore di mercato.

“Tutte le banche hanno in una certa misura investito in questo tipo di averi – spiega Guido Ravoet della federazione europea delle banche -. Alcune hanno già ammortizzato questi portafogli che possiamo chiamare tossici. Hanno riconosciuto le perdite. Altri non l’hanno fatto. È per questo che adesso bisogna fare chiarezza sulla valutazione di questi crediti”.

Ma per le autorità politiche e monetarie è urgente soffocare l’incendio per garantire i depositi bancari dei risparmiatori. L’Irlanda ha esteso la garanzia totale anche ai depositi di cinque banche straniere presenti nel Paese.

La decisione concertata di abbassare i tassi d’interesse da parte delle Banche centrali delle principali economie occidentali non ha prodotto quell’elettroshock di cui avrebbe bisogno il sistema.