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Aperto il processo sull'Angolagate. Vi rimase coinvolto il figlio di Mitterrand

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Aperto il processo sull'Angolagate. Vi rimase coinvolto il figlio di Mitterrand

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Al via il processo per l’Angolagate. Sono comparsi oggi davanti ai giudici di Parigi i principali imputati dello scandalo che negli anni Novanta fece tremare lo stato francese: coinvolti dal figlio del presidente Mitterrand, all’ex ministro Pasqua, sino a figure tuttora di spicco del mondo politico d’Oltralpe – tutte sono in qualche modo implicate nel traffico di armi vendute all’Angola tra il 1993 e il 1998.

Avenue Kléber, nei quartieri chic di Parigi. E’ in questo bel palazzo che tutto è cominciato. Qui si trova la sede della Branco Trading, creata nel 1985 dal miliardario franco-brasiliano Pierre Falcone, società specializzata in armi e petrolio.

Nel 1993 l’Angola ripiomba nella guerra civile, i ribelli dell’Unita minacciano la capitale Luanda. Il presidente Dos Santos ha bisogno di armi. Chiede aiuto all’Eliseo e al Ministero degli esteri francese. Gli rispondono picche.

E’ cosi’ che nella vicenda vengono coinvolti due uomini d’affari: Pierre Falcone, e Arcadi Gaydamak, che oggi vive in Israele.

I due rivendono a peso d’oro materiale bellico di fabbricazione sovietica ormai obsoleto, che l’Angola paga in barili di petrolio. I margini di guadagno per i due uomini d’affari superano talora il 50%.

I due possono contare su un intermediario di primo piano: Jean Christophe Mitterrand, figlio maggiore dell’ex presidente ed ex consulente per l’Africa all’Eliseo. Questi sarà arrestato e poi liberato nel duemilauno, dopo che la madre, Danielle Mitterrand, avrà pagato una cauzione di 33mila euro.

Sul banco degli imputati anche Charles Pasqua, ex ministro dell’interno, e Jean-Charles Marchiani, suo consulente e prefetto del Var all’epoca dei fatti, che avrebbero svolto attività di lobbying a favore di interessi angolani in cambio di un aiuto alle loro attività politiche. Coinvolto anche Jacques Attali, eminenza grigia della politica francese.

Facendo due conti con l’Angolagate erano in ballo 790 milioni di dollari. I due uomini d’affari piu’ Pasqua e Marchiani avrebbero incassato 311mila dollari; rischiano una condanna a dieci anni. Nelle tasche di Mitterrand sarebbero finiti due milioni e 600mila dollari – rischia una pena di cinque anni; idem per Attali e per lo scrittore Paul Lou Sulitzer, che avrebbe fatto pesare la sua influenza nel mondo dei media.

Grandi assenti al processo le trenta personalità angolane che avrebbero intascato cospicue tangenti. Il presidente francese Sarkozy a maggio era a Luanda per riprendere i contatti con l’Angola, ottavo produttore al mondo di petrolio.