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Il ciclone finanziario investe anche i piccoli risparmiatori

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Il ciclone finanziario investe anche i piccoli risparmiatori

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Il ciclone finanziario che soffia dagli States investe in pieno l’Europa, le banche sono le prime a subirne le sferzate, ma anche il morale dei risparmiatori e dei piccoli imprenditori ha subito una bella mazzata.

L’analisi, stamane, di un giornalista finanziario. “Qualcuno lo paragona alla Grande Depressione ma non c‘è ancora stato lo stesso numero di fallimenti di banche, e il sistema non è ancora completamente defunto.”

Defunto no, ma le banche registrano sempre maggiori problemi di liquidità, non concedono quasi più mutui, e ottenere un prestito in tempi brevi è ormai impossibile, come spiega un imprenditore di un’azienda medio piccola in Texas: “Non solo è difficile ma a volte diventa impossibile avviare nuove attività commerciali. Se ora vado in banca rischio che ci vogliano non settimane ma mesi per soddisfare una richiesta di finanziamento. E questo potrebbe mettere a repentaglio un eventuale progetto.”

Per i piccoli risparmiatori è stato il panico. Solo quando lo Stato è intervenuto, come nel caso della banca belga-olandese Fortis, hanno tirato un sospiro di sollievo.“Si si sono messi in tre paesi a nazionalizzarla, dice un cliente. Quelli che adesso fanno a gara per ritirare i loro risparmi sono matti.”

In Gran Bretagna la nazionalizzazione di una banca non è una novità. Lo scorso fine settimana è stata la volta di Bradford & Bingley, istituto di credito che ha la fama di non fare troppe domande a chi richiede un mutuo.

Che lo stato corra al capezzale delle banche boccheggianti non sta bene a tutti. E’ il caso di un azionista della Bradford & Bingley. “Venerdì tutto sembrava sotto controllo, poi nel weekend vengo a sapere che è stata nazionalizzata! In realtà lo Stato ha sottratto la società agli azionisti. Non c‘è stata un’assemblea straordinaria, non siamo stati consultati, ce l’hanno semplicemente portata via; è come l’Unione Sovietica durante la Guerra Fredda, sembra di essere in una repubblica delle banane.”

L’intervento dello Stato, misura straordinaria soprattutto nei paesi del liberismo spinto, è lungi dal risultare gradito a tutti. Negli Stati Uniti in tanti condividono il messaggio di questi manifestanti: “utilizzate i soldi dei contribuenti per salvare il piccolo risparmiatore, si legge sui loro cartelli, non le grandi banche d’affari”.