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Jörg Haider contro la "dittatura dell'Unione Europea"

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Jörg Haider contro la "dittatura dell'Unione Europea"

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Jörg Haider è il leader del piccolo partito “Alleanza per il futuro dell’Austria”, di estrema destra. In Europa il governatore della Carinzia è noto dal 2000: l’arrivo al governo del suo partito xenofobo, che allora si chiamava FPö scatenò una grave crisi: l’Unione europea isolò l’Austria a livello diplomatico. Quest’anno, con le elezioni anticipate di fine settembre, Haider spera di tornare al governo. Socialdemocratici e conservatori si preparano ad avere meno di un terzo dei voti secondo i sondaggi. Dunque i piccoli partiti, come quello di Haider, avranno il loro peso nell’orientamento politico del paese. Ma qual è l’impatto per l’Europa?

euronews: La mia prima domanda riguarda il vostro programma elettorale. Dite di essere “contro la dittatura dell’Unione Europea”. Che cosa vuol dire?

Jörg Haider: Durante gli ultimi anni ci sono molte cose che prima eranodi nostra competenza, come Stato, e che ora spettano invece a Brussels. E questo porta chiaramente a reazioni non proprio positive tra i cittadini. Ad esempio, secondo il trattato che riforma l’Unione eropea, materie come la giustizia e il diritto d’asilo sono di competenza di Bruxelles e questo non ci piace proprio.

euronews : Volete un referendum sul trattato europeo?

Jörg Haider: Vogliamo una consultazione popolare, perchè crediamo che cambiamenti radicali nei rapporti tra Bruxelles o l’Unione europea da una parte e gli stati nazionali dall’altra necessitino di una consultazione popolare.

euronews: Lei crede in Dio?

Jörg Haider: Certo!

euronews: Crede davvero che Dio sarebbe contento di vedere, che nessun luogo di culto con minareti venga costruito?

Jörg Haider: Credo non si perda nulla, vietando di costruire luoghi di culto che verrebbero poi sfruttati come spazio d’espressione per idee fondamentaliste, che con la religione hanno poco a che fare. E poi, sono contrario al fondamentalismo islamico, tanto più ora che sta prendendo sempre più piede in Europa. Il primo ministro turco ha detto “I nostri minareti sono le nostre bajonette, le nostre cupole sono i nostri elmi, le nostre moschee sono le nostre caserme e i nostri fedeli sono i nostri soldati”. Mi chiedo cosa abbia a che fare con la religione e con la pace. Credo siano principi sbagliati. Non ho bisogno dei simboli di un pensiero forte fondamentalista, islamico. Per questo ho deciso: nella mia Carinzia ci sarà una legge, che vieta i minareti.

euronews: Tuttavia la grande maggioranza dei fedeli musulmani vogliono l’integrazione. Non è un comportamento offensivo il suo, per queste persone?

Jörg Haider: Ci sono molte di queste persone che hanno lasciato i loro paesi proprio per sfuggire al fondamentalismo. Per questo possono trovare in Europa, in Austria, la possibilità di praticare il loro credo. Avranno qui i loro luoghi di culto, le moschee, come le chiamano loro. Ma non servono i minareti.

euronews: La Turchia ha un posto nell’Unione Europea?

Jörg Haider: Credo che la Turchia sia a metà tra uno stato europeo e uno asiatico, dunque bisogna trovare un cammino speciale per la Turchia. La Turchia per noi è sicuramente un partner importante per gettare dei ponti, soprattutto in materia di energia. Ciò significa che dal Caucaso, dall’Asia possono arrivare rifornimenti di gas e petrolio, in modo da renderci meno dipendenti dalla Russia.

euronews: Quello che mi irrita, quando leggo il suo programma elettorale, la sua campagna diffamatoria nei confronti dei richiedenti asilo. Non lo capisco.

Jörg Haider: Non è una campagna diffamatoria. Credo che un politico responsabile che si preoccupa della sicurezza dei cittadini, non fa nessuna campagna diffamatoria. Si sentono aggrediti, quelli che sono chiamati in causa direttamente. Ma un richiedente asilo che in Austria cerca protezione, deve comportarsi bene, come un ospite – e allora è solo una questione di tempo. Ma quando un ospite non sa comportarsi bene, io gli faccio tanti auguri e lo mando via! E’ semplice. Questo vale per i richiedenti asilo che sono incorsi in una pena. Devono andarsene.

euronews: Nel 2000 la politica europea stabiliva che dal ’45 in poi non si sarebbero più tollerati partiti di estrema destra al governo dei paesi dell’Unione. Lei come definisce il suo partito?

Jörg Haider: In nessun caso ci definirei un partito di estrema destra. Siamo piuttosto un movimento politico che dal ’48/‘49, con nomi magari diversi, siede in Parlamento e occupa una posizione di centro destra.

euronews: Nel 2000, per mesi, nessun politico di punta in Europa voleva più stringere la mano agli esponenti del governo austriaco perchè lei faceva parte dell’esecutivo. Ora, nel 2008, cosa è cambiato: lei o l’Europa?

Jörg Haider: L’Unione europea ha preso coscienza del fatto che le elezioni democratiche non si possono influenzare dall’esterno. Altrimenti ci sarebbero volute sanzioni contro l’Italia, dove sono al potere Berlusconi e la Lega Nord, o come si chiamano, che alla fine hanno un programma molto simile al nostro. Ci sarebbero volute delle sanzioni contro la Danimarca, che si è sdoganata dall’Europa in materia di stranieri e immigrazione, e si è spinta molto in là in questo senso. Eppure non si è fatto nulla e ciò dimostra che si voleva fare dell’Austria un esempio per spaventare gli altri paesi.

euronews: Tra poco si vota in Austria, lei con chi si alleerebbe volentieri? E se sceglie come alleato il Partito popolare austriaco, come concilia il loro profilo nettamente europeista con la vostra linea contraria all’integrazione?

Jörg Haider: Il Partito popolare è cambiato molto nel corso degli anni, riguardo alla sicurezza, alla politica nei confronti degli stranieri e degli immigrati, dell’abuso delle richieste d’asilo. Hanno imparato molto e proprio in questa campagna elettorale hanno posto un accento particolare su questi problemi, tanto da diventare compatibili con il nostro programma. E’ un segno dell’importanza e della giustizia della nostra esistenza come partito.