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Vertice europeo sui rom tra polemica e buona volontà

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Vertice europeo sui rom tra polemica e buona volontà

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Al primo vertice europeo sui rom è andata in scena la polemica. Indossando magliette con impronte digitali e la scritta no alla schedatura etnica, i rappresentanti delle comunità nomadi e di molte ONG hanno espresso il proprio disappunto per le misure varate dal governo italiano di prendere le impronte digitali dei nomadi, anche dei bambini. Misure che hanno avuto, due settimane fa, il beneplacito di Bruxelles.

Il presidente della Commissione José Manuel Barroso: “Bisogna combattere soprattutto l’ostilità che si nutre verso i rom. Abbiamo bisogno di un reale sostegno per l’educazione dei bambini rom e perché i nomadi trovino un lavoro attraverso la promozione di attività che sfruttino ad esempio il microcredito e strumenti simili”.

Il vertice di martedì era incentrato sull’integrazione nelle società civili dei nomadi, per raggiungere quest’obiettivo si deve puntare molto sulla scolarizzazione dei bambini. Ma non solo come spiega Christine Boutin: “Stiamo lavorando per eliminare i divieti alla libera circolazione dei rom e sul fatto che possano ottenere il diritto di voto dopo aver vissuto tre anni in uno stesso distretto. Vorrei che tutti i rom godessero di questo diritto riducendo peraltro il periodo d’attesa. Vorremo inoltre ottenere una carta d’identità per i rom”.

La comunità rom conta in tutta Europa tra le 10 e 12 milioni di persone. La loro emarginazione comporta il rischio della perdita di una cultura, come affermano molti analisti. In Romania, dove è presente la comunità nomade più numerosa, è stata varata di recente una legge contro la segregazione scolastica.