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Slavoj Zizek: Europei incapaci di capire i Balcani

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Slavoj Zizek: Europei incapaci di capire i Balcani

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Filosofo e sociologo slovacco, Slavoj Zizek è tra i più influenti pensatori moderni. La sua attività di ricerca ha abbracciato temi disparati, che vanno dal cyberspazio, al postmodernismo, al postmarxismo, passando per Lenin e Alfred Hitchcock. Euronews lo ha incontrato a Sarajevo, in occasione del Film festival, per parlare di Balcani e multiculturalismo. Nella capitale della Bosnia Erzegovina, anche il festival del cinema dà un contributo importante a risanare le ferite aperte dalla guerra orchestrata da Radovan Karadzic durante gli anni ’90.

euronews: Benvenuto, Slavoj Zizek. Lei è ospite del Film festival di Sarajevo. Qual è il ruolo dei film e del cinema nella società odierna?

Slavoj Zizek: Premetto che mi considero un marxista vecchio stampo e quindi penso che il cinema di oggi sia un campo di battaglia ideologico. Qui c’è effettivamente una battaglia in corso e lo possiamo constatare pensando alla terribile guerra avvenuta in Jugoslavia. Alcuni dei film che vengono da qui sono autentici, ma sfortunatamente non lo sono quelli che hanno ottenuto maggior successo. Ad esempio il film di Emir Kusturica, Underground. Ebbene quel film è quasi una tragica mistificazione, se mi si passa il termine. Nel senso che: quale immagine trasmette quel film della ex Jugoslavia? Una parte di mondo dove sono tutti pazzi, la gente fa sesso, beve e fa a pugni tutto il tempo.. Il film propone un mito che coincide con quello che l’Occidente vuole vedere qui nei Balcani: questo altro da sé mitologico, che viene riproposto da diverso tempo.

euronews: Come si spiega questo fenomeno?

Slavoj Zizek: Si potrebbe dire che i Balcani rappresentano l’inconscio dell’Europa, “Das unbewuste Europas”. L’Europa proietta sui Balcani i suoi segreti, le sue oscenità e così via. Ed ecco perché la mia spiegazione per quello che sta avvenendo qui non è, come pensa qualcuno, che i balcanici siano prigionieri dei loro vecchi sogni, che non riescano a misurarsi con la realtà postmoderna. No, direi piuttosto che sono prigionieri dei sogni, ma non dei loro, bensì dei sogni degli europei. Il filosofo francese Gilles Deleuze aveva coniato una frase bellissima, che è: Si vous êtes pris dans le rêve de l’autre, vous êtes foutu. Se rimani intrappolato nel sogno di un altro, sei F puntini… sei finito. Il cinema quindi dovrebbe mostrare precisamente questo, il fatto che ogni tipo di folklore eccentrico in realtà fa parte del mondo globale.

euronews: Sarajevo è anche simbolo del multiculturalismo, ma lei ha un’opinione molto personale della tolleranza multiculturale, non è vero?

Slavoj Zizek: Penso che ne abbiamo avuto abbastanza di questa ideologia multiculturale che, a mio parere, è sovente una forma di razzismo mascherato. Ad esempio quando arrivano in questo paese, i multiculturalisti dicono: voglio capire in che cosa questa gente è diversa.. No, quello che dovrebbero capire è che le persone qui non sono diverse, semplicemente hanno vissuto cose diverse dalle nostre. E per rendere questa idea tollerabile a noi che non abbiamo vissuto l’esperienza della guerra, pensiamo a loro come diversi. Ciò di cui abbiamo bisogno oggi sono codici e non maggiore comprensione.. Dovremmo respingere questo ricatto liberale secondo cui dovremmo capirci gli uni con gli altri… No, il mondo è troppo complesso, non possiamo! Odio le persone, non voglio capirle, voglio avere un codice per quando non capisco il tuo modo di vivere e tu non capisci il mio, per poter comunque coesistere.

euronews: Perché qui a Sarajevo si pecepisce un certo disappunto dopo l’arresto di Radovan Karadzic?

Slavoj Zizek: La vera tragedia, come ha fatto notare qualche intelligente politico bosniaco, è che in fondo Karadzic ha vinto. Il suo progetto prevedeva che una parte consistente della Bosnia dovesse essere etnicamente ripulita e riservata ai serbi. Ed è quello che è accaduto. La Repubblica Srpska rappresenta il 51% del territorio e i non serbi sono meno del 10%. Questo era il programma di Karadzic. E qui sta l’ironia: se è così che Cesare è morto, allora Cesare ha vinto… Per tutto il resto è troppo tardi, è ipocrita condannare l’uomo, quando il suo progetto ha avuto successo.