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Europa ottiene garanzie da Mosca, ma su indipendenza il Cremlino non indietreggia

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Europa ottiene garanzie da Mosca, ma su indipendenza il Cremlino non indietreggia

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Soldati russi fuori dalla Georgia entro un mese, via anche i checkpoint, ma sul riconoscimento dell’indipendenza di Abkhazia e Ossezia del Sud non si torna indietro. E’ un successo in chiaroscuro quello della diplomazia europea, accolta nel Castello di Maindorf, periferia di Mosca, dal Presidente russo Dmitri Medvedev. Guidata da Nicolas Sarkozy, presidente di turno dell’Unione, la missione dei Ventisette si è dovuta scontrare con i paletti posti dal capo del Cremlino: “Abbiamo fatto questa scelta, cioè di riconoscere l’indipendenza – ha detto Medvedev. L’ho detto apertamente e più volte nelle conversazioni telefoniche con i colleghi europei: è definitiva e senza appello, è irrevocabile”.

Il vertice è durato durato quattro ore, tre in più del previsto, e non è stato privo di momenti di tensione, in cui si è persino temuta la rottura. Alla fine si è comunque raggiunto un accordo che precisa i punti contenuti in quello siglato il 12 agosto. Dopo di che i rappresentanti europei sono volati a Tiblisi per discuterne con presidente georgiano Mikheil Saakashvili. “Nessun Paese – ha detto Nicolas Sarkozy – ha il diritto di ridefinire le frontiere di un vicino, membro dell’Onu. Dunque, Signor Saakashvili, non c‘è ambiguità. C‘è un disaccordo tra Unione europea e i russi su questo punto, ma quello che abbiamo voluto evitare è la rinascita della Guerra Fredda”.

Saakashvili, che ha annunciato un incontro a Tiblisi per discutere della ricostruzione, ha parlato di passo in avanti, ma non ha abbassato i toni: “D’ora in poi – ha dichiarato – non credo ci saranno più speculazioni. La Georgia non ha iniziato. Loro hanno iniziato, loro ci hanno invaso, proprio come è successo in altre occasioni, nel diciannovesimo secolo, nel ventesimo secolo, e, sfortunatamente, anche di recente”.

Per rassicurare Saakashvili, Sarkozy ha detto che se le forze russe non si ritireranno come da accordi, l’Europa trarrà le dovute conseguenze. Prossima tappa: 15 ottobre, Ginevra, con l’apertura di un negoziato internazionale sul futuro delle due repubbliche secessioniste.