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Crisi del caucaso.

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Crisi del caucaso.

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“Da questo vertice mi aspetto che l’Europa sostenga l’integrità territoriale del nostro paese e non accetti l’illegalità dell’attuale situazione politica” – dice il presidente georgiano Mikheil Saakasvili.

Mentre le attese espresse dal presidente russo Dmitry Medvedev riguardano il riconoscimento dell’indipendenza delle due repubbliche secessioniste georgianee: “La nostra decisione è presa e irrevocabile – dice Medvedev -. Il nostro dovere è mantenere la pace in questa parte del mondo. Percio’ nessun confronto politico e nessun isolamento. La Russia intende mantenere e accrescere le proprie relazioni con Europa e Stati Uniti”.

Aspettative e richieste a confronto. Quando le truppe militari sovietiche lasciano i territori dell’Ossezia da sud verso nord, a Bruxelles si svolge uno dei vertici straordinari, forse piu’ corti nella storia dell’Unione europea.

Il piano di pace (suddiviso in sei punti) di Nicolas Sarkosy, presidente di turno, sottolinea in una cornice di dialogo la necessità di instaurare un meccanismo internazionale di supervisione sull’area caucasica e esclude sanzioni nei confrotni della Russia. Mentre i paesi dell’ex blocco comunista insistono per una risposta piu’ dura, insieme alla Svezia e al Regno Unito.

Intanto, a Poti e Gori, risultanto ancora presenti le postazioni militari russe, mentre gli Stati Uniti presidiano Batumi.

“La Russia si troverebbe in forte difficoltà – spiega l’analista Charles Esser – se all’improvviso perdesse tutte le sue esportazioni di gas e petrolio verso l’Unione europea, cosi’ come anche l’Europa; ed entrambi lo sanno bene”.

La Russia non intende limitare le sue esportazioni di petrolio e di gas verso l’Europa – conferma il premier Vladimir Putin, ma piuttosto intende “diversificarle”.

Un quarto del gas consumato dall’Unione europea e buona parte del petrolio proviene dalla Russia.