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Protesta continua contro il governo thailandese, ma si sblocca l'aeroporto di Pukhet

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Protesta continua contro il governo thailandese, ma si sblocca l'aeroporto di Pukhet

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La mobilitazione antigovernativa in Thailandia si estende, ma uno dei punti di maggiore crisi, l’aeroporto internazionale di Pukhet, occupato dai manifestanti, è tornato a funzionare. Nei tre giorni di blocco erano rimasti a terra oltre 15.000 turisti.

Al sesto giorno consecutivo di protesta compaiono anche i sostenitori del primo ministro. Qualche centinaio di militanti si è radunato davanti al palazzo del Parlamento, a Bangkok. Sotto una strettissima sorveglianza armata e in una sessione straordinaria, l’Assemblea ha avviato il dibattito sullo stato del paese dopo l’inizio delle proteste.

I sei partiti dell’opposizione parlamentare, riuniti in un cartello, chiedono le dimissioni del premier, giudicato come un uomo fedele all’ex capo del governo, Shinawatra, rifugiato a Londra per evitare l’arresto per corruzione.

Il primo ministro Sundaravej, che ieri è stato ricevuto da re Bhumibol, ha ribadito l’intenzione di non dimettersi, ed ha accusato gli ispiratori della protesta di stare tentando un colpo di stato.

Gli osservatori tuttavia hanno avviato il conto alla rivescia per la sua rinuncia, che comunque non potrà avvenire prima della settimana prossima, quando il parlamento dovrà esaminare la legge finanziaria: una occasione che darebbe ai ministri la disponibilità delle risorse economiche necessarie ad una buona campagna elettorale.