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Il sofferto partenariato strategico Russia-UE

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Il sofferto partenariato strategico Russia-UE

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Dopo tanti mesi di trattative, veti e ripensamenti, alla fine, nel giugno scorso, si era arrivati al vertice Unione Europea – Russia, in Siberia, con l’obiettivo di giungere a un partenariato strategico tra i Ventisette e Mosca, al di là delle remore di Polonia e stati baltici.

Oggi la situazione si è complicata, ma alla fine niente sanzioni: la dipendenza energetica della Vecchia Europa dagli idrocarburi russi è troppo forte, una dipendenza che consente a Mosca non pochi vantaggi in sede negoziale.

“La Russia non punta certo al controllo esclusivo di tutte le pipelines, ha detto l’ambasciatore russo all’Unione Europea, Vladimir Chizhov. Sappiamo che l’Europa avrà bisogno di molta piu’ energia in futuro. Magari da fonti diverse. Tutte le richieste che sono sottoposte alla Russia verranno subito evase dalle società russe. E sul lungo periodo ovviamente punitamo a incrementare la cooperazione coi nostri clienti europei.”

Almeno un terzo del fabbisogno europeo di petrolio viene dalla Russia, mentre le importazioni di gas russo superano il 40% delle esigenze europee.

Una dipendenza che l’Europa non è disposta a pagare a qualsiasi prezzo, come lascia intendere il presidente della commissione esteri all’Europarlamento, il polacco Jacek Saryusz-Wolski.

“Abbiamo bisogno della Russia, e di una cooperazione il piu’ proficua possibile, basata pero’ su standard internazionali, europei, civili. E’ nostro interesse economico che vi siano regole accettate e rispettate da tutti. Questo vale anche per chi è interessato alla sicurezza e alla cooperazione in corso in materia di energia, vale a dire gas naturale e petrolio. Chiaramente, la situazione nel Caucaso meridionale costituisce una minaccia alla disponibilità energetica. Minaccia la sicurezza degli investimenti delle società europee nei gasdotti e oleodotti in quelle regioni. Per cui c‘è una convergenza tra i due punti di vista: certezza degli approvvigionamenti e vantaggi economici.

Piu’ probabile dunque che la risposta europea al riconoscimento unilaterale di Ossezia del Sud e Abkhazia si limiti a congelare la promessa fatta a Mosca di sopprimere i visti richiesti per i cittadini russi che viaggiano all’interno dell’Unione Europea.