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La Russia non lascia Poti, centro strategico per l'economia georgiana

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La Russia non lascia Poti, centro strategico per l'economia georgiana

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La Russia sfida la comunità internazionale: resta a Poti sul mar Nero, mentre la Nato è tornata a chiedere un ritiro completo.

A Poti un migliaio di abitanti hanno gridato ai soldati di andar via, i militari russi hanno scavato trincee e risposto ai manifestanti di essere lì come peacekeeper, anche se Mosca ha ammesso che Poti non rientra nella fascia di interposizione lungo il confine sudosseto dove intende mantenere la sua missione di pace.

L’Occidente sostiene che la Russia voglia mantenere il controllo su una città strategica per l’economia georgiana, porto di transito per il petrolio del Caspio. Oltre a Poti i russi hanno checkpoint a una decina di chilometri a nord di Gori e bloccano alcune vie di comunicazione come quella tra Tbilisi e Tskinvali.

Intanto il parlamento georgiano ha approvato all’unanimità il prolungamento dello stato di guerra firmato il 9 agosto, fino all’8 settembre. Mosca giustifica la sua presenza richiamandosi al piano il sei punti promosso dalla Francia e ancora non approvato all’Onu.

Un portavoce dell’Alleanza atlantica, con cui la Russia ha sospeso la cooperazione militare, ha ribadito che la Russia deve ritirarsi sulle posizioni anteriori allo scoppio della crisi.