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Eka Tkeshelashvili: "è stata la Russia ad attaccare"

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Eka Tkeshelashvili: "è stata la Russia ad attaccare"

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Il ministro degli Esteri georgiano Eka Tkeshelashvili è chiara: Mosca ha pianificato l’offensiva militare in Ossezia del Sud. I suoi soldati sono entrati nella regione separatista prima che Tblisi bombardasse Tskhinvali. Il capo della diplomazia georgiana ha espresso fiducia nei confronti di un futuro processo che, col sostegno internazionale, ristabilisca l’integrità della Georgia.

Euronews: Cosa pensa di ciò che è accaduto nelle ultime due settimane?

Eka Tkeshelashvili: Nelle ultime due settimane c‘è stata una serie incredibile di eventi nel mio Paese. Non avrei mai creduto che nel ventunesimo secolo, in una comunità moderna, civile, in Europa, il mio Paese sarebbe stato invaso da un Paese vicino, la Federazione russa. E’ quello che è accaduto. Non si è trattato solo di offensive deliberate da parte dei regimi separatisti, ma di un’operazione militare pianificata di vasta portata. Con questa ci hanno messo nella condizione di rispondere o di arrenderci all’esercito russo. La notte degli scontri su ampia scala alcuni villaggi georgiani sono stati bombardati, carri armati e mezzi corazzati sono arrivati in massa dal nord attraverso il tunnel di Roki. E’ stato un attacco molto duro, con sempre più vittime, per questo abbiamo deciso di rispondere.

Euronews: Sta dicendo che le forze russe sono entrate in territorio georgiano prima che Tskhinvali fosse attaccata dai vostri soldati?

Eka Tkeshelashvili: Sì e lo hanno fatto attraverso il tunnel di Roki, nel nord della regione dell’Ossezia del sud. Questa è la principale via di collegamento tra la Russia e l’Ossezia del sud. Attraverso questo tunnel sono arrivati tutti gli armamenti. Il 7 agosto è cominciato un’operazione su ampia scala: carri armati e mezzi corazzati sono penetrati nel territorio dell’Ossezia del sud.

Euronews: La Russia nega questa versione e sostiene di aver reagito solo un giorno, un giorno e mezzo dopo l’inizio del bombardamento di Tskhinvali

Eka Tkeshelashvili: In base a informazioni raccolte non solo dalla Georgia, ma in base anche a immagini satellitari scattate da servizi segreti di altri Stati si è visto chiaramente che il giorno prima c’erano già seimila soldati russi sul territorio dell’Ossezia del sud.

Euronews: Perchè è stata attaccata Tskhinvali e non il tunnel di Roki da cui secondo lei è entrato l’esercito russo?

Eka Tkeshelashvili: Innanzitutto la nostra è stata una risposta alle minacce contro i villaggi georgiani. Poi la minaccia è arrivata dai bombardamenti con artiglieria da Tskhinvali. E questo ci ha spinto a rispondere con le armi. Quanto al tunnel di Roki, so che eravamo in grado di danneggiare un ponte lì vicino, ma i russi sono riusciti ad aggirarlo e sono penetrati con armamenti pesanti.

Euronews: Le forze georgiane hanno usato lanciarazzi multipli e altre armi di assalto contro aree residenziali a Tskhinvali come sostiene la Russia?

Eka Tkeshelashvili: Gli obiettivi delle forze georgiane erano legittimi, era l’artiglieria usata dall’altro lato. E’ deplorevole che in alcuni casi la loro artiglieria fosse collocata in aree residenziali. Chi usa armi ha la responsabilità di installarle al di fuori di luoghi abitati da civili. Quest’obbligo, non collocare armi in aeree residenziali, è valso per le forze georgiane, per evitare che una risposta della parte opposta colpisse obiettivi civili.

Euronews: E’ stato così? Fonti dell’esercito russo dicono che a Gori c’era artiglieria georgiana

Eka Tkeshelashvili: E’ del tutto falso. Sono stata a Gori varie volte durante gli scontri, nel centro della città non abbiamo collocato nulla. Invece i russi non hanno causato danni collaterali ai civili, ma hanno attaccato direttamente obiettivi civili.

Euronews: La Russia sostiene di aver compiuto un’operazione di imposizione della pace dopo che l’attacco a Tskhinvali ha fatto centinaia o perfino migliaia di vittime, in gran parte civili e di nazionalità russa. Si tratta di tesi concrete?

Eka Tkeshelashvili: Se ci fosse bisogno di imposizione della pace in qualsiasi parte del mondo, sarebbe il Consiglio di sicurezza dell’Onu a deciderlo in base al capitolo 7 della Carta, è suo compito specifico. Nessuno Stato può unilateralmente assumersi il ruolo di far rispettare la pace. Quanto alla propaganda di cui la Russia sta facendo ampio utilizzo, Human Rights Watch è stata in grado di valutare la situazione sul campo e di raccogliere informazioni. La sua conclusione è stata abbastanza chiara: l’informazione russa è priva di fondamento. Non ci sono prove che confermino il numero di vittime e l’entità dei danni che la Russia indica come pretesto per l’invasione militare della Georgia. Se la Russia ha prove la cosa migliore che può fare è mostrarle.

Euronews: La Russia sostiene che ristabilire l’integrità della Georgia ora è impossibile. Mosca sembra pronta a riconoscere l’indipendenza delle repubbliche separatiste. Vede altre vie d’uscita?

Eka Tkeshelashvili: I piani dei russi sono chiari: hanno voluto destabilizzare la Georgia, provocare lo scontro con la Georgia e fare in modo che la Georgia non possa mai essere uno Stato indipendente dalla Russia. Questo è il loro obiettivo finale. Per questo mirano a un cambiamento di regime. E non pensiamo che vi rinunceranno facilmente, per questo ci sarà un periodo molto teso e dovremo essere uniti per far fronte alle ambizioni della Federazione Russa.

Euronews: Ha speranze nella risoluzione del conflitto territoriale?

Eka Tkeshelashvili: Sì. Se saremo capaci di stabilire un quadro internazionale di negoziati e sicurezza sul campo, sono più che fiduciosa che poco a poco saremo in grado di avviare un processo in cui la reintegrazione di queste regioni sarà completa, a vantaggio di tutti coloro che vi vivono. In quel caso saranno parti floride di una Georgia florida.

Euronews: Ci sono state dichiarazioni su un futuro ingresso della Georgia nella Nato. E’ una questione che la spinge a risolvere questi conflitti territoriali?

Eka Tkeshelashvili: Ora, dopo quello che è accaduto in Georgia credo che tutti comprendano che bisogna risolvere questi conflitti velocemente, in modo rapido ed efficace. Altrimenti resteranno sempre dei mezzi che la Russia utilizza per manovrare la situazione in queste regioni. E questo mette a rischio la stabilità della Georgia e la sua ulteriore integrazione nelle democrazie occidentali. In questo modo i russi stanno tentando di riguadagnare influenza in altre parti del mondo.