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L'addio dei russi a Solzhenitsyn, l'inchino di Putin davanti al dissidente che denunciò l'arcipelago gulag

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L'addio dei russi a Solzhenitsyn, l'inchino di Putin davanti al dissidente che denunciò l'arcipelago gulag

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La società russa riunita per l’ultimo saluto ad Alexandr Solzhenitsyn, la coscienza del Paese, l’uomo che rivelò al mondo l’orrore dei gulag staliniani.

All’Accademia delle Scienze di Mosca anche il primo ministro Vladimir Putin, l’ex agente del Kgb, ha reso omaggio al dissidente che smascherò il sistema di terrore sovietico con “Una giornata di Ivan Denisovic”, e “Arcipelago Gulag”.

Putin ha abbracciato la moglie e i figli dello scrittore che alcuni anni fa espresse parole di apprezzamento per l’allora presidente.

Centinaia di russi hanno sfidato la pioggia per dire addio al premio Nobel per letteratura morto domenica a 89 anni nella sua dacia moscovita.

“Era un uomo senza partito, senza Stato, un politico solitario, oppositore del sistema sovietico”, ha detto Vitaly Tretyakov, giornalista. “Potremmo chiederci se fosse buono o cattivo, ma è indiscutibile che sia stato un gigante politico solitario”.

Solzhenitsyn è stato un pensatore e un attivista che ha contribuito a cambiare il modo di leggere il passato dei russi.

“Esprimeva le contraddizioni morali del nostro tempo con chiarezza e precisione” ha affermato Sergei Kapitsa, professore all’Istituto di Fisica di Mosca. “Sollevò il tema del pentimento come quello della responsabilità e lui ha espresso questa responsabilità in pieno”.

Una cerimonia altamente simbolica per un ex esiliato, privato nel ’74 della nazionalità, riottenuta dopo la fine dell’unione sovietica. I funerali e la sepoltura mercoledì al monastero moscovita di Donskoi.