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Un coro quasi unanime di lodi e qualche critica per la morte del Nobel Solzhenitsyn

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Un coro quasi unanime di lodi e qualche critica per la morte del Nobel Solzhenitsyn

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Le reazioni in Russia e all’estero alla scomparsa di Alexander Solzhenitsyn hanno riconosciuto il “grande del XX secolo”, come ha fatto il presidente Medvedev. “Un profeta” l’ha definito la chiesa ortodossa. Finanche il premier Putin, ex agente del Kgb a cui Solzhenitsyn non aveva nascosto le sue simpatie, ha reso omaggio all’uomo “coraggioso”.

Un semplice tributo invece quello lasciato da un suo vicino. “Solzhenitsyn è la coscienza della Russia – dice il vicino -, non un semplice cittadino ma la vera coscienza della Russia”. Il premio Nobel per la letteratura, autore di “Arcipelago Gulag”, non è mai stato apprezzato da tutti in Russia. E per molti giovani russi resta un perfetto sconosciuto.

“Sebbene fino a poco tempo fa la popolazione non conosceva le sue opere e il suo ruolo nella storia della Russia – dice una libraia – negli ultimi quindici anni è stato fatto un lavoro per chiarire il suo ruolo e la sua influenza sulla Russia moderna e sul posto della Russia nel mondo”.

La salma di Solzhenitsyn verrà esposta domani all’Accademia delle scienze per l’ultimo saluto del pubblico, e il 6 agosto, dopo una messa solenne, verrà portata al cimitero del monastero di Danskoi dove egli stesso aveva chiesto cinque anni fa di essere sepolto.