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La Chiesa anglicana resta bloccata nella sua crisi.

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La Chiesa anglicana resta bloccata nella sua crisi.

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La Conferenza di Lambeth, che ha riunito a Londra più di 650 vescovi da tutto il mondo, si è chiusa con un nulla di fatto. Non sono bastate tre settimane di incontri e preghiere a mettere d’accordo le due anime della chiesa anglicana, quella tradizionalista e quella progressista.

“A complicare di piû le cose – sostiene l’arcivescovo di Canterbury – è la convinzione data per scontata che il matrimonio o il conferimento degli ordini agli omosessuali, sia una questione di diritti umani. Non è tanto una posizione rivendicata da chi fa parte della nostra Chiesa, quanto piuttosto un’idea che si sente spesso, che si legge nella stampa laica, e io non posso accettarla. Le condizioni per consacrare le unioni devono derivare dal pensiero e dalla preghiera della Chiesa stessa”.

É proprio il conferimento degli ordini agli omosessuali a continuare a dividere profondamente le diverse Chiese di fede anglicana.

I tradizionalisti non accettano ad esempio che Gene Robinson, gay dichiarato, sia vescovo nella chiesa americana.

E continua a far discutere anche il conferimento degli ordini alle donne, un’altra iniziativa della Chiesa americana, che è stata poi seguita da una quarantina di altre Chiese nel mondo.

Una serie di divergenze, soprattutto tra le Chiese del sud e del nord del mondo, che rendono reale la minacccai di uno scisma