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L'uscita di scena in cambio dell'impunità, Karadzic all'Aja evoca un patto segreto con Washington

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L'uscita di scena in cambio dell'impunità, Karadzic all'Aja evoca un patto segreto con Washington

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L’impunità garantita dagli Stati Uniti e accuse di sequestro. Radovan Karadzic davanti ai giudici dell’Aja durante la prima udienza del processo per genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità ha evocato un patto con Washington.

Il mediatore statunitense negli accordi di Dayton Richard Holbrooke gli avrebbe garantito che non sarebbe stato perseguito in cambio del suo ritiro dalla vita politica.

“E’ una questione di vita e di morte”, ha detto Karadzic attaccando Holbrooke. “Se lui vuole ancora la mia morte e gli dispiace che non sia prevista la pena capitale, mi chiedo se il suo braccio sia così lungo da arrivare fin qui”.

Il giudice Alphons Orie lo ha richiamato invitandolo a sollevare tali questioni in momenti più appropriati.

Karadzic, che ha deciso di difendersi da solo, ha definito “illegale” il suo arresto il 21 luglio a Belgrado, ha affermato di essere stato rapito e di temere per la propria vita.

Ai giudici che gli hanno chiesto di dichiararsi colpevole o innocente per gli 11 capi di imputazione ha risposto che utilizzerà i trenta giorni di tempo disponibili per rispondere.

L’ex leader serbo-bosniaco è ritenuto responsabile della pulizia etnica di musulmani e croati durante la guerra di Bosnia, è accusato di genocidio per l’assedio di Sarajevo e il massacro di Srebrenica. La prossima udienza si terrà il 29 agosto.