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Cresce la tensione politica in Turchia sul caso Akp

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Cresce la tensione politica in Turchia sul caso Akp

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Il futuro della Turchia è nelle mani dei giudici della Corte Costituzionale. Il presidente turco Abdullah Gul e il premier Recep Tayyip Erdogan, così come gli altri esponenti dell’Akp, il partito islamico moderato al potere, aspettano di sapere cosa ne sarà di loro.

Diverse misure legislative del Partito sono guardate con sospetto, come l’abolizione, a gennaio, del divieto di portare il velo nelle aule universitarie. Riforma che aveva suscitato forti proteste e che la Corte Suprema ha annullato a giugno.

“Questo governo ha capito di aver commesso errori strategici – afferma l’analista politico Huseyin Bagci – e la vera questione ora è come ritornare a una normale vita democratica”.

C‘è chi pensa che che dietro questa situazione ci sia lo zampino dell‘élite militare. “Un golpe istituzionale”, insomma, sostenuto dai generali e dai loro alleati, preoccupati per il futuro della Repubblica laica fondata da Ataturk.

Lo storico Ali Özek, però, non condivide i loro timori. “Da quando il partito islamico è salito al potere in Turchia – afferma – i laici hanno detto che avrebbe tolto molte libertà, nel rispetto della sharia. Hanno dimenticato che anche durante l’Impero ottomano in questo Paese nessuno era punito nel nome della sharia, per esempio per il consumo di alcolici. Queste libertà non sono state introdotte dai laici”.

La giustizia turca negli ultimi cinquant’anni ha bandito più di venti partiti. Lo stesso Akp è nato da una formazione sciolta nel 2001 e la sua popolarità non è mai stata così alta prima d’ora: nelle elezioni del luglio del 2007 ha ottenuto il 47% dei voti, rispetto al 34% del 2002.

La chiusura del partito porterebbe quasi certamente il Paese a elezioni anticipate, probabilmente a novembre, e danneggerebbe le prospettive di adesione della Turchia all’Unione Europea.