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La Svizzera preoccupata per i suoi cittadini incarcerati a Tripoli

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La Svizzera preoccupata per i suoi cittadini incarcerati a Tripoli

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La Libia ha bloccato le esportazioni di petrolio verso la Svizzera come ritorsione per l’incriminazione di Hannibal Gheddafi, almeno stando a un comunicato della compagnia nazionale di trasporto marittimo che annovera il quartogenito del capo dello Stato fra i suoi amministratori.

La diplomazia elvetica però non conferma: “Abbiamo letto molte cose, intenzioni sono stati preannunciate con comunicati stampa – ha detto Jean-Philippe Jeannerat, portavoce del ministero degli esteri di Berna -. Per il momento la Svizzera non ha ricevuto alcuna comunicazione ufficiale”.

Ad allarmare molto di più è invece la piega che sta prendendo il caso di due cittadini svizzeri, fra i quali il responsabile in Libia della multinazionale Abb, che – arrestati alcuni giorni fa – ieri sono stati addirittura incriminati per soggiorno illegale.

“Ci sembra perlomeno un po’ sospetto considerando che si tratta di persone residenti sul posto – ha continuato il portavoce -. La loro situazione attualmente è drammatica perché vengono trattati come immigrati clandestini in territorio libico”.

Una manifestazione di sostegno a Hannibal Gheddafi, arrestato a Ginevra con l’accusa di violenze e rilasciato su cauzione, si è tenuta di fronte all’ambasciata elevetica a Tripoli.

La richiesta è che la Svizzera si scusi e archivi il caso.