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A Belgrado si ricostruisce il puzzle della doppia vita di Karadzic

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A Belgrado si ricostruisce il puzzle della doppia vita di Karadzic

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Ricomporre il mosaico della sua doppia identità, cercare di consegnarlo al Tribunale dell’Aja al più presto. A Belgrado l’attenzione è tutta puntata sulla ricostruzione degli anni di latitanza di Radovan Karadzic. Venerdì è l’ultimo giorno utile, per l’ex leader serbo bosniaco, per presentare ricorso contro l’ordine di estradizione all’Aja, dove è accusato di crimini di guerra e contro l’umanità.

Catturato lunedì, Karadzic sta cercando di ritardare il più possibile la resa dei conti con il Tribunale Penale Internazionale e preparare al meglio l’autodifesa. Tutto questo mentre emergono nuovi dettagli sulla vita che ha condotto durante la clandestinità. A iniziare da una presunta fidanzata conosciuta negli anni da specialista di medicine alternative.

A Belgrado, i cittadini riflettono sulla portata della cattura di Karadzic. Alcuni vogliono solo voltare pagina: “Non so cosa pensare – dice un uomo questa non è politica per la gente comune. Questi sono nomi grossi, non per noi, noi siamo solo persone comuni che cercano di arrivare a fine mese”. “Sarei molto contenta aggiunge una donna -se si potesse andare avanti, per permettere ai nostri figli di trarne beneficio, per permettere loro di capire cosa significa vivere in Europa e in un mondo migliore”.

Ma c‘è anche chi si oppone all’arresto di Karadzic. A iniziare dai quasi trecento ultranazionalisti che hanno iniziato a manifestare subito dopo la cattura di quello che considerano un eroe.