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Radovan Karadzic, l'ex super ricercato dei Balcani

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Radovan Karadzic, l'ex super ricercato dei Balcani

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Cinque milioni di dollari per delle informazioni utili alla cattura di Radovan Karadzic. Era il 2002, la comunità internazionale già da anni stava inseguendo l’ex leader serbo-bosniaco, così come l’ex generale Ratko Mladic. Accusati entrambi di genocidio e di crimini di guerra commessi durante la guerra in Bosnia Erzegovina, tra il 1992 e il 1995.

Nel febbraio del 1992 Karadzic minacciò davanti al parlamento bosniaco in pronto di proclamare l’indipendenza: “Rischiate di portare la Bosnia verso l’inferno e forse di estinguere la popolazione musulmana. Perché i musulmani non potrebbero difendersi se scoppiasse una guerra qui”.

L’ex psichiatra diventato il leader dei serbi di Bosnia è l’uomo di Slobodan Milosevic. Entrambi vogliono ricongiungere alla Serbia i territori croati e bosniaci popolati dai serbi. Poco importa con quali mezzi.

Uno dei periodi più drammatici della guerra in Bosnia Erzegovina – che causò più di 200 mila morti e dispersi -fu l’assedio della città di Sarajevo, durato più di tre anni e nel quale morirono oltre diecimila persone.

Il bombardamento dell’affollato mercato di Markale, il 28 agosto del 1995, è ricordato come una delle più gravi stragi commesse durante l’assedio. L’attacco provocò almeno trentatré morti e decine di feriti.

Nel marzo del 1995 il leader serbo bosniaco sfidò la comunità internazionale e la Nato prendendo in ostaggio alcuni soldati dell’Onu, per utilizzarli come scudi umani in difesa delle postazioni serbe.

Ma il peggio doveva ancora venire: nel luglio del 1995 Karadzic ordinò la presa di Srebrenica, città sotto la tutela delle Nazioni Unite. Dopo un’offensiva durata alcuni giorni, l’esercito – guidato dal generale Ratko Mladic, altro super ricercato – riuscì a entrare nella città. Circa ottomila musulmani bosniaci furono massacrati.

Nel dicembre del 1995 gli accordi di Dayton misero fine alla guerra in Bosnia Erzegovina. Al tavolo negoziale sedette Slobodan Milosevic. Venne riconosciuta ufficialmente la presenza in Bosnia di due entità ben definite: la Federazione croato-musulmana e la Republika Srpska, a maggioranza serba.

Nel 1996 Karadzic fu obbligato a rinunciare alla presidenza della repubblica dei serbi di Bosnia. Accusato di crimini di guerra dal Tribunale Penale Internazionale dell’Aja, la sua vita pubblica si fece sempre discreta, fino a entrare nella clandestinità nel 1997. Karadzic poteva contare sull’appoggio di diversi sostenitori.

La forza multinazionale a guida Nato lo ricercò per anni senza risultato. A nulla servì l’appello alla resa lanciatogli dalla moglie Ljiljana nel luglio del 2005. “Ti supplico – disse quest’ultima – di consegnarti. Fallo per tutti noi. È la sola cosa che posso fare, ti supplico.”