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Karadzic: poeta, psichiatra e criminale di guerra

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Karadzic: poeta, psichiatra e criminale di guerra

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La giustizia penale internazionale lo ha inseguito per anni, e per anni i musulmani di Bosnia hanno atteso la fine della sua latitanza. Una latitanza dorata, dato che per molti Radovan Karadzic è stato un eroe che ha provato in ogni modo a riunire i serbo-bosniaci con la madre patria, dopo la fine della Yugolsavia.

Ma è la stessa parabola esistenziale di Karadzic a rivelare un personaggio complesso: dal Montenegro a Sarajevo coi genitori contadini emigrati, e poi gli studi di medicina e psichiatria. A Sarajevo intreccia anche altre due passioni: la politica e la poesia. Il mito vuole che a convincerlo a impegnarsi sia stato lo scrittore nazionalista serbo Dobrica Cosic; la cronaca dice che Karadzic fonda il Partito democratico serbo.

Una propensione, quella per la politica, che gli torna utile dopo l’indipendenza della Bosnia. Karadzic mobilita i suoi, proclama la nascita della Republica dei serbi di Bosnia, e ne diventa presidente.

Leader politico del minuscolo stato etnico, Karadzic è anche capo delle forze armate e diretto superiore del generale Ratko Mladic, ispiratore della politica di pulizia etnica che avrà il suo tragico culmine a Srebrenica, dove furono massacrati quasi ottomila musulmani. Nella primavera del 2005 la scoperta di crude immagini che mostrano le esecuzioni di prigionieri catturati a Srebrenica, rinnovò l’indignazione, e riportò alla memoria altre vicende tragiche, come il sequestro di alcuni caschi blu dell’Onu.

Dal 1996 Radovan Karadzic, ricercato dalla Corte dell’Aja per crimini di guerra, ha giocato una partita complessa, con la procuratrice Del Ponte, sua acerrima nemica, e il governo di Belgrado. Una partita persa, tredici anni dopo.