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Cina e Unione Africana: troppo rischioso arrestare il presidente sudanese

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Cina e Unione Africana: troppo rischioso arrestare il presidente sudanese

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La Cina e l’Unione Africana si dicono preoccupate per la richiesta di un mandato d’arresto nei confronti del presidente sudanese Omar al Bashir: si potrebbe creare – avvertono – un vuoto di potere, pericoloso per la popolazione.

Un appello che tuttavia, venendo da Pechino, lascia spazio a critiche, visti gli enormi interessi economici cinesi in Sudan, a partire dal petrolio, fino alla vendita di armi.

Nelle prossime settimane i giudici dell’Aja decideranno se emettere un mandato d’arresto nei confronti del presidente del Sudan, accusato ieri dal procuratore Luis Moreno Ocampo, di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra in Darfur.

Omar al Bashir, secondo l’accusa, sarebbe responsabile diretto dell’assassinio di 35 mila persone, e le milizie da lui armate avrebbero torturato e usato lo stupro come arma di guerra.

Dal 2003 in Darfur sono morte quasi 300 mila persone, quasi 3 milioni i rifugiati.

Anche gli Stati Uniti temono che dopo l’intervento del Tribunale penale internazionale dell’Aja la situazione degeneri ulteriormente.