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A una palestinese il premio Samir Kassir 2008 per la libertà di stampa

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A una palestinese il premio Samir Kassir 2008 per la libertà di stampa

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Naela Khalil è una giornalista palestinese. A giugno scorso, a Beirut, ha vinto il premio Samir Kassir per la libertà di stampa, rivolto a tutti i giornalisti del bacino del mediterraneo. Un premio voluto dalla Commissione europea per rendere omaggio a Samir Kassir, giornalista libanese assassinato nel 2005.

Prima tappa, il giornale An Nahar, grande quotidiano libanese in cui lavorava Samir Kassir, insieme con Gebran Tueni, ex direttore del giornale. Anche lui morto assassinato.

“Ammiro le frasi di Gebrane Tueni: sognava una redazione giovane, politica, qualificata e onesta… Ma è un mix impossibile! La politica non può essere integra… E i politici sono sempre cosi vecchi…” “Non è qui, ma nel suo ufficio tutto è ancora al suo posto le sue penne, la sua sedia, l’ultimo giornale che ha letto… tutto quello che gli apparteneva è ancora qui.”

“Diceva, quando qualcuno impugnava un’arma, io impugno la mia penna… e il potere della sua piuma era più efficace di quello delle armi… è per questo che l’hanno ammazzato. Bisogna parlare, prima che sia troppo tardi… Spero che non sia troppo tardi…

“Le sue parole sono state riprese in tutte le manifestazioni del mondo arabo. Per noi è assolutamente un uomo fuori dal comune. Non ce ne saranno altri come lui.” “Lo ripeto: egiziani, libanesi o palestinesi, un giornalista è prima di tutto un giornalista. E’ quello che per me conta di più.”

“In un modo o nell’altro, il mio nome sarà legato a quello di Samir Kassir. Non ci saranno linee rosse quando scriverò. Sarò degna del suo nome. Non ci saranno zone autorizzate o zone proibite. Scriverò e basta”.

“Siamo in una morsa: da un lato la pressione di Israele e dall’altro quella interna, palestinese. E’ una situazione fuori dal comune. Ma devo ammettere che in Palestina c‘è piu’ libertà di espressione rispetto ad altre regioni del mondo arabo”…

“Sono nata e cresciuta nel campo profughi di Balata, a Nablus, dove vivo. Dopo la scuola elementare, media e il liceo, ho sempre voluto diventare avvocato oppura giornalista.
Per poter aiutare le persone più ignorate del mondo, delle quali faccio parte, e con le quali ho vissuto nel campo.”

“In famgilia ci sono 7 bambini e 4 bambine… E’ normale. Nei campi profughi ci sono famiglie molto numerose!” “Ho due fratelli rinchiusi nelle prigioni israeliane. Ahmed, ha 22 anni, è in carcere. Ahmed Sanagrel, invece, è un martire. E’ cresciuto con noi, era come un fratello”.

“Anche Mahmoud è in prigione. Conosco ogni dettaglio della loro vita. Nessuno di loro è mai uscito da Nablus. Perché all’entrata c‘è un check point israeliano che si chiama Ouara. Sono nati negli anni della prima intifada. A quindici anni hanno preso parte alla seconda intifada ed è per questo che sono stati catturati dagli Israeliani. Sono stati feriti. Uno di loro è morto e gli altri due sono in prigione. Non c‘è alternativa per questi ragazzi”.

“Quando sei adolescente in un campo profughi e vedi morire un amico sotto i tuoi occhi, che scelta hai? Non hanno scelta…” “Allora, quando vedo persone più giovani di me pagare un prezzo cosi’ alto, mi sembra di non fare nulla. Devo fare di più. Questi giovani mi danno la forza di alzarmi ogni mattina e lavorare per loro. Tutti i giorni”.

“Il Samir Kassir è il premio più importante nel mondo arabo. Il suo valore è legato al nome di Kassir. Ma il merito va anche alla Commissione europea che l’ha istituito”. In questo modo, la Commissione incoraggia i giovani giornalisti a scrivere al di là delle linee proibite, oltre la linea rossa. Né dalla parte delle autorità né da quella dell’opposizione”.

“Con questo premio, sappiamo di essere nella giusta direzione. Contro il silenzio, la censura dei giornalisti, uomini e donne, contro una zona autorizzata e una proibita della scrittura…” “Devo scrivere e continuare”