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G8: entrano in gioco i paesi emergenti

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G8: entrano in gioco i paesi emergenti

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Ottimismo di facciata e nessuna soluzione alla crisi. Si è concluso così il vertice del G8 che si è tenuto a Toyako, in Giappone.

Da più parti sono giunte critiche, e il direttore generale del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn, ha proposto l’ampliamento del G8 ai paesi emergenti.

Tutto assolutamente perfetto invece per il presidente Usa George Bush, che ha partecipato al suo ultimo summit: “Il nostro obiettivo era di fare progressi in cinque settori chiave: combattere i cambiamenti climatici, confermare gli impegni per la riuscita degli accordi di Doha, lottare contro la malattia in Africa, mostrare che le nazioni del gi-otto sono affidabili nei loro impegni, e rispondere alla sfida dell’aumento dei prezzi. Sono felice di riferire che abbiamo avuto risultati positivi in tutti questi campi”:

Opposta l’opinione delle organizzazioni non governative, soprattutto in merito agli impegni sul clima. Contro il parere di Europa e Giappone, gli Stati Uniti hanno chiesto sforzi anche a paesi emergenti, come India e Cina.

Alden Meyer, della Union of Concerned Scientists ha commentato: “Penso che l’unica notizia positiva uscita da quest’incontro è che i paesi del G5 – Brasile, Cina, India, Messico e Sudafrica – hanno sviluppato una posizione unitaria sulle questioni chiave, in parte in risposta alla debolezza della dichiarazione finale”.

Sull’aumento dei prezzi del petrolio, gli otto grandi si sono limitati a chiedere un adeguamento della produzione al consumo e più investimenti nel settore della raffinazione.