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Il Mercosur in cerca di una voce comune contro la politica Ue sull'immigrazione

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Il Mercosur in cerca di una voce comune contro la politica Ue sull'immigrazione

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Sarà l’occasione per l’America Latina di alzare la voce contro la nuova politica europea sull’immigrazione.

È il trentacinquesimo vertice annuale del Mercosur. La presidente dell’Argentina Cristina Fernández ospita in questi giorni i capi di stato di altri sei paesi sudamericani nella città di Tucumàn.

Il Mercosur, che ha come obiettivo l’integrazione economica e commerciale, è formato da Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay. Il Venezuela è in fase d’adesione. Al summit partecipano poi Cile e Bolivia in rappresentanza dei paesi associati.

Al suo arrivo a Tucumán, il presidente venezuelano Hugo Chavez, ha puntato più in alto della semplice integrazione economica: “Dobbiamo marciare uniti fino all’indipendenza politica. Oggi l’America del sud è molto più indipendente politicamente rispetto a dieci anni fa. Stiamo camminando a passo deciso verso la piena indipendenza”.

Ma è la presidente del Cile, Michelle Bachelet, ad aver sollevato da subito le ragioni delle frizioni con l’Europa: “Lavoreremo duro per arrivare a una maggiore integrazione energetica, sociale ed economica per migliorare lo stile di vita di tutti i nostri popoli. E troveremo una voce comune in nome dei latinoamericani sulla questione dell’immigrazione nell’Unione europea. “

I latinoamericani non hanno apprezzato la direttiva sui rimpatri adottata il diciotto giugno dal parlamento europeo. Direttiva che prevede fra l’altro un periodo di detenzione per i clandestini fino a 18 mesi e il divieto di tornare in Europa per cinque anni dopo l’espulsione.

La reazione di Hugo Chávez è stata rapida e, come sua abitudine, incisiva: “Il petrolio venezuelano non andrà ai paesi che applicano questa direttiva della vergogna, ve lo anticipo già: il petrolio venezuelano non ci andrà”.

Più del 15 per cento del denaro inviato dagli immigrati latinoamericani alle loro famiglie proviene dai paesi europei. L’impatto è quindi in parte economico. Ma la direttiva dà fastidio soprattutto perché questi paesi hanno accolto per secoli milioni di migranti europei.