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Morgan Tsvangirai, colui che osò sfidare Robert Mugabe

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Morgan Tsvangirai, colui che osò sfidare Robert Mugabe

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56 anni, ex minatore, Tsvangirai lotta da anni contro il regime postcolonialista in Zimbabwe.
Prima come sindacalista, poi come leader politico a capo del Movimento per il cambiamento democratico.

La sua strategia – stare ad aspettare finché l’economia disastrata del paese non renda intollerabile il regime di Mugabe – non convince, ma nessuno può metterne in dubbio il coraggio.

Nel marzo 2006 diceva: “Il regime vuole che vi arrendiate. Viviamo all’ombra di uno Stato criminale. Il dittatore si accaparrerà lo scarso cibo disponibile. Il dittatore darà i pochi posti di lavoro disponibili ai suoi compari. Il dittatore premierà i pochi che lo incensano”.

Forte della sua popolarità nel sindacato, riesce a fare dell’Mdc l’alternativa più credibile nelle politiche del 2000, a solo un anno dalla fondazione del partito. Nonostante le violenze che portano alla morte di una trentina di suoi sostenitori durante la campagna, “l’uomo dalle grosse guance”, come è soprannominato, conquista quasi la metà dei seggi in parlamento: “Siamo coscienti degli straordinari ostacoli che i nostri elettori hanno incontrato. L’eccezionale performance dell’Mdc garantirà un sano dibattito in parlamento”.

Ma alle presidenziali del 2002 Tsvangirai è sconfitto di misura da Mugabe. Gli osservatori indipendenti denunciano gravi irregolarità. Segue un periodo difficile per lui e per i suoi sostenitori. Il leader dell’opposizione viene accusato due volte di tradimento “per complotto contro il capo dello Stato”, reato punibile con la pena capitale.

Tsvangirai non si lascia scoraggiare. Si dice vittima di persecuzione politica. Il 15 ottobre 2004 viene assolto.

Tre anni dopo, compare sfigurato in tribunale. Le autorità affermano che è stato arrestato per aver partecipato a un raduno illegale. Non è la sua prima aggressione: nel 1997 un gruppo di sconosciuti aveva cercato di defenestrarlo dal suo ufficio al decimo piano, dopo averlo colpito alla testa con una sbarra di metallo.