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Niente grandi decisioni a Gedda contro il caro-petrolio

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Niente grandi decisioni a Gedda contro il caro-petrolio

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Un aumento di produzione di petrolio da parte dell’Arabia Saudita e poco altro. Dalla conferenza dei Paesi produttori e consumatori di Gedda non è uscita alcuna cura miracolosa per contrastare la corsa dell’oro nero, che sfiora quota 140 dollari al barile. Il vertice, che ha riunito nella città saudita sul Mar Rosso i rappresentanti di trentasei Paesi e una ventina di compagnie petrolifere ha soprattutto fatto emergere le divergenze.

“Ci sono diversi fattori dietro l’ingiustificata e repentina crescita del prezzo del petrolio – ha detto il Re Abdullah – : speculatori che turbano il mercato, aumento del consumo in alcune economie emergenti e tasse aggiuntive in diversi Paesi”. I Paesi produttori puntano il dito proprio contro la speculazione, non contro la scarsa produzione, come fanno i Paesi occidentali. “Propongo – ha detto il premier britannico Gordon Brown – che il Regno Unito e altri Paesi consumatori aprano i mercati a nuovi investimenti da parte dei produttori e che si collabori anche nel campo dell’energia rinnovabile e nucleare, per rompere la dipendenza dal petrolio”.

La corsa del greggio ha già scatenato una forte protesta nelle scorse settimane. Dall’Europa all’Asia. E per il 29 giugno le associazioni di consumatori europee invitano i cittadini a dare un “calcio al petrolio”. “Kick Oil”: sciopero dell’energia nel giorno della finale di Euro 2008. Tutto spento, tranne i televisori.