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Walesa informatore sei servizi comunisti: l'accusa in un libro

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Walesa informatore sei servizi comunisti: l'accusa in un libro

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La Polonia torna ad accendere i riflettori sul passato di Lech Walesa, nuovamente costretto a difendersi dall’accusa di essere stato al soldo dei servizi segreti di epoca comunista. Una tesi emersa per la prima volta nel 1992 e di recente rilanciata dal capo dello stato LecK Kacinsky. A riproporla questa volta è la pubblicazione del saggio di due studiosi che sostengono di avere le prove che Walesa sia stato un informatore.

L’ex leader del sindacato Solidarnosc reagisce così.

“So bene chi sono e da dove vengo, queste accuse mi fanno solo ridere. La gente ha il diritto di credere a chi vuole. Possono credere a me, oppure possono dare ascolto alle voci messe in giro dai servizi segreti per screditarmi”.

Secondo i due storici polacchi, l’ex elettricista dei cantieri navali di Danzica, divenuto Premio Nobel per la Pace nel 1983, sarebbe stato un informatore noto sotto il nome in codice di Bolek. Una volta eletto presidente, tra il 1990 e il ’95, avrebbe rimosso dagli archivi di stato i documenti che avrebbero potuto comprometterlo.

Walesa ha minacciato di denunciare i due studiosi per diffamazione.