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I lesbici eterosessuali attendono la sentenza contro le lesbiche omosessuali

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I lesbici eterosessuali attendono la sentenza contro le lesbiche omosessuali

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“Sono lesbico”, lo rivendica a gran voce Paul Thimou, un abitante dell’isola greca di Lesbo che ha querelato un’associazione di uomini e donne omosessuali per l’uso a suo dire abusivo della parola “lesbica”.

Il processo, promosso insieme ad altri due concittadini, si è aperto ieri e la sentenza verrà resa nota nel giro di qualche settimana. I lesbici di Lesbo dicono che la confusione provoca loro disagi sia in Grecia sia quando si recano all’estero.

La battaglia non si ferma neanche di fronte al vocabolario.

“Se un termine è stato usato per diversi secoli questo lo fa automaticamente diventare giusto? Rimane pur sempre sbagliato”, dice Thimou.

La presidente dell’associazione Olke, Evangela Vlami, chiamata a difendersi, dice che la parola non l’ha inventata lei e accusa i querelanti di razzismo: “Noi pensiamo che il termine possa essere usato sia per qualcuno che viene da Lesbo sia per indicare un orientamento sessuale. Non c‘è niente di sbagliato in nessuna delle due situazioni. Il loro comportamento ci pare una violazione dei diritti umani”.

Se la causa dovesse andare a buon fine in Grecia, il comitato dei lesbici eterosessuali potrebbe far causa anche alle associazioni gay straniere.