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Referendum Ue in Irlanda: i 27 con il fiato sospeso

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Referendum Ue in Irlanda: i 27 con il fiato sospeso

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A meno di una settimana dal referendum irlandese sul trattato di Lisbona, lo spettro di una disfatta riprende corpo.

Un sondaggio pubblicato dall’Irish Times vede per la prima volta il fronte del no in vantaggio rispetto a quello del sì, accreditando il primo del 35% delle preferenze contro il 30% del secondo.

Gli irlandesi che vivono a Bruxelles, molti dei quali impiegati nelle istituzioni europee, cercano di dare una spiegazione al crescente euroscetticismo.

“Le preoccupazioni di una parte dell’elettorato irlandese riguardano forse il fatto che l’Europa non concederà per il futuro gli stessi finanziamenti dati in passato”.

“Il fronte del no in un certo modo ha cercato di convincere gli elettori che verrà limitata la nostra indipendenza, che non potremo più decidere da soli della nostra politica fiscale. Hanno giocato anche la carta degli agricoltori, dicendo a quest’ultimi che per i loro allevamenti si annunciano tempi bui. Io vengo da una famiglia di allevatori e capisco questi timori, d’altra parte fino a questo momento l’Europa ha avuto un ruolo positivo per gli agricoltori irlandesi”.

La crisi finaziaria e creditizia influenza sicuramente l’elettorato irlandese. L’Irlanda più di altri paesi n‘è stata colpita.

“Il nervosismo della gente è comprensibile, c‘è stata una congiuntura negativa, la crisi finanziaria da un lato, la riforma della politica agricola comune peraltro ancora in corso, e poi i negoziati sul commercio internazionale, che non sono parte del trattato, ma sono stati usati dal fronte del no per la campagna”.

Stando a stime non uffiali, circa 10 mila irlandesi vivono a Bruxelles. Molti si dicono ancora indecisi sul voto.
Questo musicista non è convinto che il trattato sia la cosa migliore per il suo Paese, teme che l’Irlanda ci perder.

“Essenzialmente l’indipendenza, mi chiedo se non stiamo concedendo troppo per aver qualcosa di più grande, non so se mi spiego. Il consolidamento dell’Europa è importante, ma poi non si vuole che i burocrati interferiscano nella vita di tutti i giorni”.

In caso di vittoria del no, in che modo l’Europa affronterà la nuova crisi, in che modo ne uscirà? Mario Telò, direttore dell’Istituto Studi europei dell’Università di Bruxelles, ha un piano B.

“L’Europa potrebbe procedere con l’applicazione di una deroga per un piccolo paese come l’Irlanda,, non è la stessa crisi che innescò nel 2005 il no della Francia. In questo caso la questione ha richiesto un impegno totale che ha portato all’elaborazione del trattato di Lisbona”.

Se vince il no in Irlanda, l’unico stato membro a essere obbligato dalla Costituzione a ratificare il Trattato con referendum, si teme che il fronte referendario britannico possa far pressione per indire una consultazione popolare anche oltre Manica.