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Bocciato il velo islamico, la spada di Damocle della Corte costituzionale turca incombe sul governo

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Bocciato il velo islamico, la spada di Damocle della Corte costituzionale turca incombe sul governo

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La sentenza che ha bocciato il velo islamico nelle università viene letta in Turchia come un bollettino di tempesta per il partito filo-musulmano al governo che ora rischia sempre di più di essere messo fuori legge. La Suprema corte ieri ha annullato due emendamenti voluti dall’Akp perché in violazione della laicità dello Stato, principio immodificabile della costituzione turca.

Deniz Baykal, il leader del partito di opposizione Chp, che aveva promosso il ricorso alla Corte costituzionale si è felicitato per la decisione che, dice, farà giurisprudenza.

Contro il velo islamico si sono espressi 9 giudici costituzionali su 11. Otto erano stati nominati dal precedente capo dello Stato, uno strenuo sostenitore della laicità voluta dal fondatore della Turchia moderna Kemal Ataturk.

Un nome che risuona nei commenti della gente: “In un Paese che si muove sul cammino tracciato da Ataturk questa decisione avrebbe dovuto essere presa molto tempo fa”, dice una signora senza velo.

“Sarebbe bello che le donne che indossano il velo potessero andare all’università. Lavorano sodo ma con questa sentenza perderanno i loro diritti. Non è un bene”, ribatte un’altra a capo coperto.

Il nuovo presidente della repubblica Abdullah Gul e il primo ministro Recep Tayyp Erdogan, insieme a un’altra settantina di dirigenti del partito AKP, potrebbero essere interdetti dalla politica con un’altra sentenza attesa fra qualche mese.