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Nell'anno delle Olimpiadi la Cina continua a passare sotto silenzio i fatti di piazza Tienanmen

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Nell'anno delle Olimpiadi la Cina continua a passare sotto silenzio i fatti di piazza Tienanmen

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Come se nulla fosse successo. In Cina anche questo 4 giugno, data del diciannovesimo anniversario di piazza Tienanmen, è trascorso nel silenzio dei media. Ma a 66 giorni dall’apertura dei Giochi Olimpici, la sanguinosa repressione del 1989 assume una dimensione particolare.

Nel giugno di quell’anno, gli studenti di Pechino sono in piazza già da sei settimane. Di fronte al ritratto di Mao hanno eretto la statua della dea Democrazia. Chiedono più libertà e denunciano la corruzione della classe politica.

La tolleranza dura poco. L’ala dura del Partito comunista prende l’iniziativa e scatena la repressione contro il volere di Zhao Ziyang, segretario generale del Partito, favorevole a un’opposizione moderata e non violenta. Il numero dei morti non è mai stato determinato. Un rapporto del comune di Pechino ne conta più di 200, fra cui 36 studenti. Ma le cifre reali potrebbero essere molto più alte.

19 anni dopo, parlare di questi fatti resta tabù in Cina. Un tabù che oggi l’ex assistente di Zhao Ziyang osa timidamente spezzare: “Sono molto preoccupato. Quando cominceranno le Olimpiadi, e tutti quei giornalisti che rappresentano i cittadini di altri paesi verranno a chiederci la verità su piazza Tienanmen, non so che cosa si sentiranno dire dalle autorità”.

No comment, era ancora oggi la risposta del portavoce del ministero degli esteri cinese: “Abbiamo una posizione chiara su quest’evento politico avvenuto negli anni Ottanta del secolo scorso. Le questioni che avete sollevato sono questioni di politica interna. Non ho altro da commentare”

Ma non è possibile chiudere questa pagina tragica della storia cinese senza rendere prima giustizia alle vittime. È quanto sostiene Ding Zilin, padre di una delle vittime di Tienanmen, un ragazzo di 17 anni: “Spero che la comunità internazionale aiuterà e incoraggerà il governo cinese a risolvere le questioni collegate al massacro del 4 giugno in modo pacifico e equo. È indispensabile per il processo di democratizzazione del mio paese”.

Lo scorso marzo la fiamma olimpica cominciava il suo percorso in Cina proprio da piazza Tienanmen. Un simbolo carico dell’impegno preso dalle autorità cinesi di migliorare la situazione dei diritti umani.