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I Mujaheddin del popolo iraniano verso la riabilitazione in Europa

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I Mujaheddin del popolo iraniano verso la riabilitazione in Europa

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I Mujaheddin del popolo iraniano festeggiano una riabilitazione che credono più vicina. Solo una speranza, per il momento, ma ben fondata, dopo che un tribunale britannico ha dichiarato nulle le motivazioni che hanno spinto Londra a inserire l’organizzazione con sede a Parigi nella lista nera dei gruppi terroristici. Nel 2006, la Corte europea di giustizia era giunta alla stessa conclusione, eppure il Consiglio europeo non si è ancora adeguato.

Per Maryam Radjavi, presidente del Consiglio nazionale della resistenza iraniana, una sorta di parlamento in esilio che si oppone al governo di Teheran, l’Europa avrebbe inserito l’organizzazione nella sua lista nera per “fare una concessione alle richieste dei Mullah”. Sarebbe stato insomma il frutto di “una politica compiacente” nei confronti dell’Iran.

Radjavi ha difeso la causa dei Mujaheddin del popolo iraniano anche davanti al Parlamento europeo. Il partito islamico marxista, fondato nel 1965 in opposizione allo Scià, sostiene di aver rinunciato alla violenza nel 2001. Ma essendo considerato un gruppo terroristico in Europa, Gran Bretagna e Stati Uniti, non ha accesso ad alcun finanziamento.

David Jones, deputato conservatore alla Camera dei comuni, sostiene che, alla luce della nuova sentenza in Gran Bretagna, anche l’Unione europea dovrebbe rivedere la questione. “L’Unione europea è un’istituzione che si fonda sul diritto – sostiene Jones – e se non è in grado di far rispettare le leggi e le sentenze, allora non ha ragione di essere”.

In realtà, il Consiglio europeo non è tenuto ad adeguarsi alla sentenza del tribunale britannico, ma a quella emessa un anno e mezzo fa dalla Corte di giustizia europea, come spiega Eric David, docente di diritto internazionale alla Libera Università di Bruxelles. “Il Consiglio europeo – sostiene – dovrebbe sottomettersi al verdetto della Corte, che esige non una revisione, bensì un annullamento della decisione di includere i Mujaheddin del popolo iraniano nella lista nera delle associazioni terroristiche”.

Nell’estate del 2003, il fermo a Parigi di Radjavi aveva scatenato la rabbia dei militanti, alcuni dei quali erano arrivati a darsi fuoco per protesta. Da qui il timore della magistratura francese che la struttura settaria del gruppo potesse essere socialmente pericolosa. Quanto al giudizio di Teheran, non è mutato nel tempo: i Mujaheddin restano terroristi e un ripensamento da parte dell’Europa sarebbe inteso come una provocazione.