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Amnesty: Sessant'anni di fallimenti per i diritti dell'uomo

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Amnesty: Sessant'anni di fallimenti per i diritti dell'uomo

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Sono passati sessant’anni dalla firma della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, e non c‘è nulla di cui essere soddisfatti. Amnesty International, nel suo rapporto annuale, denuncia il fallimento della comunità internazionale.

Adottando la Dichiarazione a Parigi nel ’48, le Nazioni Unite si impegnavano a rispettare la libertà , la giustizia e la pace nel mondo.

“Chiediamo ai governi – dichiara Irene Khan, segretario generale di Amnesty International – di scusarsi per sessant’anni di fallimenti in materia di diritti umani, e di agire per porre rimedio a questa situazione”.

Il rapporto dell’associazione ripercorre mesi segnati da episodi come dalla repressione dei monaci in Myanmar. E se la Dichiarazione dei diritti dell’uomo stabilisce che “Nessun individuo deve essere sottoposto a tortura”, la tortura è ancora praticata in almeno 81 paesi.

Amnesty richiama l’attenzione sulla Cina, perchè si faccia pressione su Pechino anche dopo le Olimpiadi, e si augura che il prossimo presidente americano chiuda Guantanamo.

Secondo l’articolo 9 della Dichiarazione dei diritti dell’Uomo “Nessun individuo può essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato”.