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La guerra tra poveri in Sudafrica era prevedibile

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La guerra tra poveri in Sudafrica era prevedibile

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Il 18 maggio, una settimana dopo l’esplosione di violenza nella township di Alexandra, la furia xenofoba si estende agli altri quartieri poveri di Johannesburg, raggiungendo anche il centro della città. Bersaglio dell’esasperazione violenta dei sudafricani poveri: gli immigrati dello Zimbabwe. 13 mila decidono di scappare.

Un immigrato racconta: “Le nostre case sono state devastate da gente di etnia Zulu. Dicono che dovremmo tornare nel nostro paese anche se abbiamo un permesso, o un passaporto, o qualunque altro documento. Per loro dobbiamo tornare nel nostro paese perché non vogliono altre tribù in Sudafrica”.

L’Africa del Sud è stata per decenni un rifugio per chi arrivava dai paesi vicini, più poveri. Una politica d’asilo fra le più aperte al mondo ha attratto 5 milioni d’immigrati provenienti da altri paesi africani, tre milioni dei quali dal solo Zimbabwe. In Sudafrica vivono quasi 50 milioni di persone.

Dallo Zimbabwe, molti hanno attraversato illegalmente la frontiera per sfuggire alla carestia, a un’inflazione che raggiunge il 165 mila per cento e a un tasso di disoccupazione che sfiora l’80 per cento. Estrema povertà e violenza politica: un mix esplosivo che gli analisti, come Siphamandia Zondi, dell’Institute for Global Dialogue, avevano individuato già mesi fa: “Questa situazione sta avendo un effetto diretto sull’Africa del Sud, con una quantità ingestibile di migranti che entrano nel paese. Sta anche avendo un effetto sull’intera regione in termini d’immagine, e l’immagine è molto importante in quest’epoca per attirare gli investimenti e creare fiducia”.

Il Sudafrica, prima economia del continente, con una crescita media del 5 per cento negli ultimi quattro anni, resta tuttavia vittima di un tasso di disoccupazione ufficiale al 23 per cento, una cifra secondo molti inferiore alla realtà. Peggio ancora, a 14 anni dalla fine dell’apartheid, il controllo dell’economia resta in mano ai bianchi.

Abbastanza per indebolire ulteriormente il presidente Thabo Mbeki, che ha già perso la leadership dell’African National Congress, il partito al potere, guidato ora da Jacob Zuma. All’interno dell’Anc si sono già alzate voci che chiedono di anticipare le elezioni previste per il prossimo aprile.