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Il Myanmar autorizza l'ingresso della cooperazione internazionale. I dubbi delle ONG

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Il Myanmar autorizza l'ingresso della cooperazione internazionale. I dubbi delle ONG

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Ban Ki-moon è riuscito a strappare un sì al generalissimo birmano: niente più restrizioni all’ingresso dei cooperanti stranieri e degli aiuti alle vittime del ciclone Nargis. Sono immagini rare quelle di Than Shwe, l’uomo forte della giunta del Myanmar, “Il vecchio” come lo chiamano i birmani, non appare quasi mai in pubblico. Il Segretario generale dell’ONU è riuscito a farsi ricevere nel palazzo fortezza, in una capitale costruita ex novo in mezzo alla giungla, si dice, su consiglio di un astrologo.

Buona notizia per i 2 milioni e 400 mila sinistrati. Ma le associazioni umanitarie internazionali restano prudenti. I cooperanti potranno andare ovunque? E come fare per la distribuzione? Elisabeth Byrs, dell’ufficio ONU per il coordinamento degli aiuti umanitari:

“Il grande problema è l’arrivo dei monsoni. Le piogge torrenziali renderanno le strade impraticabili. Stiamo piuttosto pensando a un trasporto via nave, ci vorrebbero dei battelli per portare il necessario sulle centinaia di isole, quelle naturali e quelle create dal ciclone”.

Il delta del fiume Irrawaddy, nel sud-ovest del paese. E’ qui che il ciclone ha provocato le maggiori distruzioni il 2 e il 3 maggio scorsi. E’ qui che devono arrivare gli aiuti. La messa in atto del piano sarà la chiave del suo successo ha detto Ban che, pur restando nei limiti del linguaggio diplomatico, ha aggiunto: il mondo osserva il Myanmar, deve essere fatto di più per soccorrere i sopravvissuti.