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Intervista a Mungiu Palma d'oro 2007

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Intervista a Mungiu Palma d'oro 2007

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Nel 2007 a sorpesa la Palma d’oro del festival di Cannes venne attribuita a Cristian Mungiu autore di un film dal titolo 4 mesi, 3 settimane, due giorni. La storia di un aborto fuori dai termini legali nella Romania di Ceauscu. Un anno dopo Mungiu ritorna sulla Croisette per la presidenta della sesta giornata dell’Europa, appuntamento europeo dei ministri della cultura sotto l’egida del commissario Vivianne Reding e alla presensa del presidente Barroso.

EuroNews: L’anno scorso ha vinto la Palma d’oro, E’ stato l’inizio di una lunga storia per il suo film?

Cristian Mungiu: Grazie alla Palma d’oro il film è stato distribuito in numerosi paesi, ma bisogna dire che l’impatto che il film ha avuto lo scorso anno lo ha avuto grazie alla stampa. Mi hanno molto aiutato quando ho mostrato il film in molti posti e mi sono reso conto di cosa volesse dire avere vinto la Palma d’oro. Il problema è per quei film che non hanno avuto la fortuna di essere premiati: si tratta di film che hanno bisogno di essere distribuiti perchè c‘è un pubblico per i film europei, film piccoli che non hanno bisgno di un grande pubblico. Dobbiamo aiutare gli autori e rendere popolare la diversità culturale di cui stiamo parlando.

E.: Cosa pensa della diversità dei film europei? Ci sono alcuni standard o si tratta di una somma di cinematografie locali?

Cristian Mungiu: Non parlerei di standard; cio che è standard in materia di arte non lo definirei in questo modo. La sola definizione per un film europeo è che non sia americano: non è una novità, ma sono tante le differenze tra i cineasti di un medesimo paese. Risultato la sola ragione è la diversità il che puo’ tradursi in un’alternativa. Non dobbiamo combattere per fare un film che piaccia a tutti, perchè quest’ultimo lo possono fare in molti, ma noi cerchiamo un’alternativa: è questa la nostra origine.

E.: I media lo scorso anno hanno parlato di una nuova generazione proveniente dall’Europa centrale e dall’Est. C‘è una verà realtà ?

C.M.: Cio che è capitato succede ai realizzatori di un primo o di un secondo film: pellicole ricche si idee fresche con storie personali da raccontare. E il sistema di finanziamento consente oggi il debutto per alcuni registi, è questo il motivo principale per ccui si vedono numerosi film realizzati soprattutto da giovani la cui età è inferiore ai 40 anni.

E.: E’ piu’ difficile trovare soldi e produrre un film o è piu’ difficile distribuirlo?

C.M.: Oggi posso dire che non è difficile trovare i finanziamenti necessari se il film ha un costo intorno a un milione di euro. E posso anche aggiungere che non è difficile di lavorare con una star se sei in grado di saperci fare in un film a piu’ grande budget. I problemi sono per quei film che sono in mezzo e penso che oggi sia piu’ difficile distribuire un film europeo in un paese straniero che non produrlo con il metodo della coproduzione.

E.: Qual è la principale sfida per il cinema europea e per gli autori europei per esseree venduti all’estero?

C.M.: La cosa piu’ importante per gli autori europei è che si rivolgono ad un pubblico e che i film sono fatti per questo pubblico. Senza essere troppo narcisisti, gli autori devono avere un ampio sguardo. Ma devono anche educare la gente perchè vadano a vederli questi film, anche se non sono certo facili da vedere, che non sono divertenti. Lo stile del cinema europeo è anche quello che racconta una storia a problemi che puo’ essere di aiuto a rivolvere i problemi personali, ma non è certo facile da comprendere.

E.: Pensa che il cinema abbia ancora un’influenza politica?

C.M.: Credo di si. Non credo tuttavianche i film possano cambiare il mondo, almeno non lo penso piu’, ma è possibile attraverso i film educare la gente e mostare loro il modo di vivere in Sud Africam a Taîwan, in Asia : guardando un film possono capire che le differenze non sono poi cosi importanti. Il cinema è una meravigliosa forma di comunicazione che aiuta la gente a vivere insieme.

E.: In alcunei paesi europei il numero dei cinema è in calo. Quale è la situazione in Romania?

C.M.: La situazione onestamente non è delle migliori. E’ questo il motivo che mi ha spinto a fare una dichiarazione dopo il festival di Cannes. Dopo il festival ho deciso di stribuire da solo i miei film in Romania obieetivo combattere contro i cinema vuoti. Con meno di 50 cinema in un paese di 20 milioni di abitanti era impossibile per me raggiungerte un vasto pubblico: di qui la decisione un po’ romantica. Ho organizzato una carovana un poc come cento o forse cinquant’anni fa che ha fatto il giro della Romania con un proiettore mobile. Risultato cinema pieni. Un’esperienza unica per il regista il cui souvenir migliore resta legato alle proiezaioni piene di gente che non avevano visto un film da 25 anni su un grande schermo.