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La Cina trema ancora di paura per le scosse di assestamento

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La Cina trema ancora di paura per le scosse di assestamento

 La Cina trema ancora di paura per le scosse di assestamento
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Ai minuti di silenzio osservati a mezzogiorno sono seguite le veglie. La Cina ricorda così, una settimana dopo il terremoto, gli almeno 34.000 morti. Il Paese piangerà per tre giorni: è la prima volta che un lutto nazionale viene proclamato da quando morì Mao nel 1976.

Le candele disegnano la data del sisma: 5/12, come 12 maggio. Con i soccorritori che a distanza di giorni riescono ancora a recuperare superstiti dalle macerie molti familiari trovano prematuro rimpiangere i loro dispersi.

Ma il rito collettivo serve anche a darsi forza: “Non siete da soli, tutto il popolo cinese è con voi – dice un’abitante della provincia del Sichuan rivolgendosi alle famiglie – Restate forti, ci sono ancora speranze”.

Il sisma ha provocato anche 220.000 feriti. E curarli non è sempre facile: nella città di Mianyang l’ospedale si è trasferito all’aperto per il timore che le previste scosse di assestamento facessero crollare i soffitti.

“Abbiamo molti pazienti. Dobbiamo assicurare la loro incolumità e essere pronti all’evenienza”, spiega un’infermiera.

Il ministero degli Esteri cinese ha chiesto alla comunità internazionale di inviare tende: non ce ne sono abbastanza per ospitare le 4,8 milioni di persone che sono rimaste senza casa.