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La difficile vita dei superstiti al terremoto.

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La difficile vita dei superstiti al terremoto.

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Nel Sichuan 5 milioni di persone hanno perso tutto. Secondo la Croce rossa cinese c‘è bisogno urgente di tende e di farmaci. Il governo, del resto, ha autorizzato l’ingresso nel paese di équipes mediche straniere, mentre l’Organizzazione mondiale della sanità teme che si propaghino epidemie favorite dal caldo umido, dalla scarsità di acqua potabile e strutture igieniche e dalla promiscuità. Nel villaggio di Shuimo, nel distretto di Wenchuan, una donna sopravvissuta al terremoto racconta che condivide una tenda di 4 m per 2 con altre 18 persone, una delle quali malata.

A Xiang’e, a un’ottantina di km dal capoluogo provinciale Chengdu, il 90% delle costruzioni è crollato. Anche le scuole. Ma a una settimana dal sisma la priorità è il ritorno alla normalità e gli allievi riprendono le lezioni, anche se i banchi sono all’aperto.

E mentre i treni diventano ospedali viaggianti, la Cina riscopre la fierezza nazionale e si stringe intorno alle vittime del Sichuan. Fra le squadre dei soccorritori i volontari sono tantissimi. Un patriottismo già esacerbato dalle critiche internazionali sulla questione del Tibet e che aveva avuto ripercussioni economiche con il boicottaggio dei grandi gruppi occidentali impiantati in Cina. Oggi quegli stessi gruppi fanno a gara per offrire la loro solidarietà, nel tentativo di riconquistare il cuore e il portafoglio di oltre un miliardo e 300 milioni di cinesi.