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Ciclone, l'Europa cerca un modo per aiutare i birmani

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Ciclone, l'Europa cerca un modo per aiutare i birmani

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Gli aiuti internazionali al Myanmar devastato dal ciclone Nargis arrivano col contagocce. I ministri europei competenti in materia umanitaria si sono riuniti a Bruxelles insieme al commissario Louis Michel per individuare una via comune per convincere la giunta militare dell’ex Birmania ad aprire le frontiere. La posizione più netta è quella della Francia, che chiede di ricorrere al concetto del diritto d’ingerenza umanitaria, inviando personale anche contro il volere del governo locale.

Il capo della diplomazia europea, Javier Solana, sembra d’accordo con questa linea. “La Carta dell’Onu – afferma – apre certe possibilità se non ci sono altri mezzi per inviare aiuti umanitari in Paesi vittime di catastrofi naturali”.

Il governo del Myanmar rifiuta di fare entrare personale di altri Paesi e fa distribuire gli aiuti solo dai militari.

Le Nazioni Unite hanno avvertito dei rischi legati a una tale organizzazione: a 11 giorni dalla catastrofe la maggior parte degli alluvionati non ha ricevuto ancora alcuna assistenza. Dopo le vittime provocate dalle inondazioni, potrebbero essercene altrettante per le epidemie.

Il bilancio ufficiale parla di 32 mila morti e 30 mila dispersi. Secondo le organizzazioni internazionali, le vittime sarebbero almeno 100 mila; e tra uno e due milioni i birmani che avrebbero subito danni gravi dal ciclone Nargis e che hanno bisogno d’assistenza.