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All'indomani delle elezioni, i serbi non sanno ancora chi li governerà

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All'indomani delle elezioni, i serbi non sanno ancora chi li governerà

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Non c‘è dubbio che le elezioni serbe siano state vinte dall’alleanza filoeuropea del presidente Boris Tadic. Il 39 per cento è un risultato che non si sognava nessuno. Ma non basta a decidere chi governerà il paese. Nessuna forza politica ha i numeri per farlo.
Nelle strade di Belgrado stamattina i serbi erano in gran parte contenti, ma anche preoccupati.

“Sarà comunque meglio di così. Mi aspetto un domani migliore”, ha commentato un elettore.

Un’altra belgradese: “Spero solo che riescano a trovare presto un accordo e che avremo un nuovo governo. Nient’altro”.

Qualcun altro è rassegnato: “Penso che non riusciranno a formare un governo e a mettersi d’accordo. Probabilmente avremo nuove elezioni fra tre o quattro mesi e continueremo a girare in tondo”.

Fuochi d’artificio e caroselli, ieri sera, hanno segnato i festeggiamenti per la vittoria della squadra europea. A esultare erano coloro che vogliono sopra ogni cosa vedere entrare la Serbia nell’Unione.

Boris Tadic si è rivolto alla folla: “Grazie, è una grande vittoria, ma non è la fine. Ora dobbiamo formare un governo, e solo allora saremo davvero vincitori”.

L’avversario più temuto, l’ultranazionalista Tomislav Nikolic del partito radicale, non ci ha messo molto a gettare acqua sul fuoco dell’entusiasmo europeista: “I cittadini hanno il diritto di celebrare il vincitore del loro partito, ma Boris Tadic non ha il diritto di trasformare questi festeggiamenti nei festeggiamenti di coloro che formeranno il governo”.

E chi siano costoro, non si sa. Con 102 seggi su 250, al partito democratico non basterebbe sommare i 14 seggi del partito liberale per poter governare. Mentre la formazione di Nikolic, con 77 deputati, potrebbe allearsi con l’ex premier Kostunica e con il partito socialista del defunto Milosevic, raggiungendo la maggioranza con 127 seggi. Ma i socialisti sono un’incognita: non escludono infatti la possibilità di appoggiare i filoeuropei dall’esterno.