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Nonostante la catastrofe del ciclone Myanmar vota per il referendum costituzionale


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Nonostante la catastrofe del ciclone Myanmar vota per il referendum costituzionale

Ripresi dalle telecamere della televisione nazionale, i vertici del regime birmano sono andati a votare al referendum di riforma costituzionale.

Il primo ministro e il presidente della giunta militare hanno dato il buon esempio, nel tentativo di vincere la tendenza degli elettori a disertare le urne; una tendenza che l’opposizione da un lato e la tragedia del ciclone dall’altro, hanno finito per rafforzare.

Il referendum introduce nuovi poteri alla giunta, e il premio Nobel per la Pace Kim San Su Ki, da anni costretta agli arresti domiciliari, ha fatto campagna per il No.

Anche prima che il ciclone si abbattesse sul paese, infatti, i gruppi di opposizione, in gran parte sostenuti dagli Stati Uniti, avevano accusato il regime di voler usare la consultazione popolare come uno strumento per legittimare i 46 anni di dittatura.

Le ultime elezioni nel paese si erano svolte nel 1990, quando il partito di San Su Kii si aggiudicò l’80 per cento dei seggi. Il regime militare tuttavia ne ignorò i risultati.

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