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Myanmar, la gestione del dopo-uragano rischia di provocare un secondo disastro

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Myanmar, la gestione del dopo-uragano rischia di provocare un secondo disastro

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A otto giorni dalla calamità, il bilancio ufficiale parla di oltre 23 mila morti e 37 mila dispersi. Ma ci sono ora 1 milione e mezzo di sfollati, che vivono in condizioni proibitive: manca l’acqua potabile e non ci sono misure sanitarie adeguate. “La situazione è fuori controllo: troppi pazienti e pochi mezzi”, dice un medico a Bogalay, una delle città piu’ colpite, nella zona del delta del fiume Irrawaddy.

La dissenteria si sta diffondendo e si temono epidemie di colera e malaria. I medidici parlano di ferite mai viste sugli sfollati, causate dalla piaggia e dal vento, che soffiava a 190 km/h. Il rischio di infezioni è altissimo.

La giunta militare è sotto accusa per la lentezza con cui gestisce gli aiuti. Personale sanitario internazionale, medicine e beni di prima necessità sono ammassati alle frontiere ed entrano con molta difficoltà. Due aerei dell’Onu hanno potuto raggiungere oggi il paese. Ma la distribuzione dei soccorsi sembra procedere con estrema incertezza.