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Myanmar. Il regima tira dritto: oggi il referendum, malgrado le devastazioni del ciclone

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Myanmar. Il regima tira dritto: oggi il referendum, malgrado le devastazioni del ciclone

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Il ciclone non ferma i piani della giunta. Nelle regioni del Myanmar meno colpite si sono aperti i seggi per il referendum costituzionale voluto dai militari. Le altre zone voteranno fra due settimane. La propaganda ufficiale non ha neanche menzionato il milione e mezzo di sinistrati che conta il paese. Per l’analista britannico Larry Jagan è ridicolo perfino domandarsi se il voto possa essere libero e equo: “Solo chi è favorevole alla modifica della costituzione si è potuto esprimere pubblicamente. I militari non hanno permesso al campo del no di manifestare in piazza. Hanno soffocato il dibattito. Hanno messo sotto chiave chi distribuiva volantini a favore del no. Questo referendum è una vera farsa”.

E’ la prima volta che i birmani sono chiamati al voto dalle politiche del ’90. Quelle elezioni erano state vinte dalla leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi, ma il regime aveva rifiutato di riconoscere i risultati. Suu Kyi ha passato quasi tutti gli ultimi 18 anni agli arresti domiciliari.

Secondo la giunta, al governo dal ’62, la nuova costituzione consentirà elezioni multipartitiche entro il 2010. Per l’opposizione, invece, il regime tenta solo di stabilizzarsi al potere: un quarto del parlamento spetterebbe di diritto ai militari, cui resterebbero anche i ministeri chiave.