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La morte di Moro e le verità di Cossiga

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La morte di Moro e le verità di Cossiga

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Il 9 maggio 1978, dopo 55 giorni di sequestro, le Brigate Rosse uccidono Aldo Moro, allora presidente della Democrazia Cristiana e favorevole al compromesso storico, cioè all’accordo tra Dc e Partito Comunista Italiano. A gestire uno dei momenti più difficili della storia democratica italiana fu Francesco Cossiga, all’epoca ministro dell’Interno e successivamente presidente della Repubblica. Cossiga fu il più strenuo difensore della linea della fermezza: con le Br non si tratta. A 30 anni di distanza, racconta la sua verità: sulle rivelazioni di Prodi, sul ruolo dell’agente della Cia, Steve Pieczniek, sul falso comunicato con il quale si indicava nel lago della Duchessa il luogo dove cercare il cadavere di Moro.

EuroNews: Molti l’accusano di aver utilizzato la linea della fermezza come un pretesto, perché Lei, in realtà, voleva davvero la morte di Moro…

Francesco Cossiga: Non vedo perché volessi davvero la morte di Moro. É che sarebbe crollato lo Stato e sarebbe entrato in una crisi dalla quale difficilmente saremmo usciti. Poi io ero una cosa così piccola rispetto ad Aldo Moro.

EuroNews: C‘è chi dice che finchè saranno vivi Cossiga e Andreotti non sapremo mai la verità sul caso Moro…….

Cossiga: C‘è chi non vuole accettare una cosa, che Aldo Moro è stato ucciso dalle Br. Anche perchè c‘è una parte dell’ex Dc, che ha fatto di Aldo Moro un’icona, come uomo di sinistra, nemico dell’America, che non puó accettare che Moro sia stato ucciso da sinistra. Deve essere stato ucciso per forza da destra, dagli americani, dalla Cia. Altrimenti non va.

EuroNews: Lei non ha mai creduto che il nome di Gradoli sia stato fatto a Prodi nel corso di una seduta spiritica. Allora perchè Prodi ha sempre mentito su questo punto?

Cossiga: Non ha mentito, ha affermato questo perchè non ha voluto scoprire le sue fonti, specie in un periodo, ma anche adesso, se scoprisse le sue fonti, questo non so quanto camperebbe ancora. Hanno messo su la seduta spiritica per poter passare questa informazione coprendo la fonte.

EuroNews: Veniamo a Pieczenick, perchè ha dichiarato, in molte occasioni, in diverse interviste, molte cose su di Lei, gliele voglio leggere. Il Lago della Duchessa. “Bisognava preparare l’opinione pubblica italiana ed europea all’eventuale morte di Moro. Abbiamo allora messo in campo un’operazione psicologica. Questa operazione è consistita nel far uscire un falso comunicato nel quale la morte di Moro era annunciata in un luogo dove il suo cadavere poteva essere ritrovato”.

Cossiga: Guardi che dopo il messaggio del lago della Duchessa la linea della fermezza fu nella Dc molto indebolita. Fu il momento in cui Fanfani, che aveva preso insieme a me e ai leader della Dc la decisione della linea della fermezza, cambió (idea). Fu da quel momento che i socialisti iniziarono le trattative. I socialisti non si fidarono di noi credendo di poter condurre loro le trattative: perchè se mi avessero detto con chi avevano tentato, con chi avevano contatti, probabilmente saremmo arrivati al nascondiglio di Moro.

EuroNews: In Francia la dottrina Mitterand sembra non essere più di moda. É giusto che lo Stato francese collabori con quello italiano per estradare chi ha avuto a che fare con il terrorismo?

Cossiga: Sono passati tanti anni. Lei lo sa che io che sono stato Cossiga con la K, con le SS, Cossiga boia, Cossiga mandante di omicidi e chi più ne ha più ne metta, sono sempre stato un sostenitore dell’amnistia, non dell’indulto. Quella è stata una guerra civile strisciante.

EuroNews: Cesare Battisti è un raffinato romanziere o un omicida?

Cossiga: Tutti e due. Una cosa non esclude l’altra. Come se Lei mi chiedesse se Caravaggio è un grande pittore o anche un grande uomo violento che in una rissa da bettola ha ammazzato un uomo. É tutti e due.

EuroNews: La vittoria elettorale di Berlusconi ha suscitato all’estero molta ironia, qualche sdegno, un po’ di fastidio. Sono snob gli altri Paesi o l’Italia costituisce davvero un’anomalia?

Cossiga: Il primo a telefonargli è stato Zapatero. Il secondo a fare una dichiarazione entusiasta è stato Martens, presidente del partito popolare europeo. Blair, venuto a Roma, ha visitato D’Alema, Veltroni, Francesco Rutelli, ma in casa di chi ha cenato? Del Cavalier Berlusconi. Guardi che io non ho votato per lui. Poi sa, tenga presente che io conosco bene gli inglesi, sono estremamente snob.

EuroNews: Lei ha detto che l’esclusione della sinistra radicale dal Parlamento italiano potrebbe creare le condizioni per la riproduzione del terrorismo. Quali sono i segnali?

Cossiga: La sinistra radicale era un riferimento politico per i movimenti. Ricordo che quando ci fu a Genova una grandiosa manifestazione per ricordare Giuliani, parló il presidente della Camera, Bertinotti, che fece un discorso durissimo tra gli applausi generali, la forza pubblica non intervenne e poi Bertinotti disse e adesso tutti a casa. E non successe nulla. Chi ci va ora a dire non fate nulla, Veltroni o Rutelli? Se vanno Veltroni, kennediano, clintoniano e ora obamiano o vanno Rutelli, espressione della CEI, vuole che danno loro retta? Ma neanche per sogno.

EuroNews: La ringrazio presidente