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Jouyet: "La Turchia non deve temere la Francia"

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Jouyet: "La Turchia non deve temere la Francia"

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Jean-Pierre Jouyet è il segretario di stato francese agli affari europei. Sta lavorando all’imminente presidenza di turno francese dell’Unione europea che si annuncia cruciale per il paese. Nel corso del semestre è in programma la ratifica del trattato di Lisbona. Ma sul tavolo ci sono anche altre questioni, che riguardano l’agricoltura, il commercio, l’adesione della Turchia, l’immigrazione.

EuroNews: Quali sono le priorità della presidenza francese nei confronti dell’Europa e siamo certi che sarà ratificato il trattato di Lisbona?

JP Jouyet: Sono felice di questa intervista, EuroNews è un’emittente europea molto importante. Quello che vogliamo fare è mettere l’Europa nella condizione di rispondere a una serie di sfide, comuni ai 27 stati membri: migliorare l’ambiente, la sicurezza energetica, attuare una politica dell’immigrazione che tenga conto del fatto che l’Europa ha ancora bisogno di immigrati, tutto questo nella consapevolezza che bisogna garantire maggiori controlli alle frontiere. Sappiamo che in Irlanda ci sarà un referendum importante il 12 giugno, abbiamo fiducia nella classe politica irlandese, nella saggezza del popolo irlandese che deve molto all’Europa.

Euronews: E se il referendum dovesse fallire?

JPJ: Non c‘è un piano B. Se ci sarà un voto negativo in Irlanda si ritornerebbe al punto di partenza. Non avremo strumenti di decisione razionali che ci permettano di governare efficacemente un’Europa a 27.

EuroNews: Quindi il programma della presidenza francese che Lei ha appena esposto ha assolutamente bisogno di un’Europa che abbia un trattato che le permetta di funzionare bene. Per quanto riguarda la riforma della politica agricola comune, c‘è bisogno di una rivoluzione radicale?

JPJ: La nostra ambizione è di renderla piú moderna, crediamo che la politica agricola comune resti essenziale per il futuro dell’Europa e per fronteggiare gli squilibri tra l’offerta e la domanda mondiale. É ovvio che là dove sarà possibile far decidere al mercato noi non ci opporremo e che manterremo gli aiuti solo dove sarà necessario.

EuroNews: Chi bisogna privilegiare?

JPJ: Credo che l’Europa debba privilegiare i suoi partner. Quello che ci auguriamo è che, a parità di concorrenza, i prodotti europei non siano sfavoriti in rapporto a quelli americani o a quelli neozelandesi o australiani.

EuroNews: Esiste davvero la volontà di sbloccare Doha? Perchè è vero che ci sono i paesi poveri, ma soprattutto ci sono quelli emergenti.

JPJ: Certo, Lei ha ragione, c‘è la volontà di sbloccare Doha dal momento in cui avremo raggiunto un accordo equilibrato. Doha non si sbloccherà se ci domandano di fare dei sacrifici solo sull’agricoltura, questo è uno dei timori degli irlandesi, vorrei rassicurarli al riguardo, non è possibile raggiungere un accordo se prevede solo sacrifici sul piano agricolo. Su questo argomento Francia e Irlanda la pensano allo stesso modo.

EuroNews: Sempre in rapporto ai paesi emergenti, a quelli meno sviluppati, possiamo parlare dell’Unione per il Mediterraneo…

JPJ: Sono contento di questo ultimo accordo, è importante che i 27 partecipino all’Unione per il Mediterraneo, non bisogna fare nulla nè a Sud nè a Est che divida l’Europa. Bisogna prendere coscienza del fatto che ció che succede a Est e in Asia Centrale, quello che succede a sud del Mediterraneo è importante per la stabilità dell’Europa. Per questo dobbiamo avere delle politiche di cooperazione rafforzate nei confronti del Mediterraneo che è molto importante sul piano geopolitico, voi lo sapete meglio di chiunque altro, ma dobbiamo avere anche delle politiche di vicinanza che siano efficaci con i paesi orientali.

EuroNews: Non pensate che la questione dell’immigrazione sia fondamentate per l’Unione per il Mediterraneo e che riguardi soprattutto i paesi del Mediterraneo? Spesso abbiamo assistito a contrasti, non direi proprio dei conflitti, anche in seno all’Unione europea tra il nord e il sud proprio a causa di ció…

JPJ: É vero che l’immigrazione è una questione importante in rapporto al Mediterraneo, ma oggi anche i paesi del Magreb sono diventati terre di transito e non piú terre d’origine dell’immigrazione, tenuto conto anche dell’immigrazione africana che si snoda attraverso Tangeri, Gibilterra, ma ci sono anche altri problemi legati all’immigrazione.

EuroNews: Secondo Lei serve di piú un’Europa sovranazionale o intergovernativa?

JPJ: Bisogna trovare un buon equilibrio tra l’integrazione europea e la collaborazione tra i governi. Bisogna tener presente che la salvaguardia delle diverse entità, mi scusi identità, contribuisce a creare l’identità europea. Che l’identità europea si nutre della diversità e non bisogna essere troppo dogmatici e credo che il trattato di Lisbona sia un buon punto d’equilibrio.

EuroNews: Molte delle sfide di cui abbiamo parlato per essere vinte hanno bisogno di piú Europa quindi di decisioni prese a livello comunitario piuttosto che a livello………

JPJ: No, ma il metodo comunitario è un buon metodo, ha superato molte prove, bisogna continuare a rafforzarlo. Il fatto che il trattato di Lisbona preveda un maggior numero di decisioni prese a maggioranza qualificata crea uno spirito piú comunitario. La regola generale è che in economia, nel sociale, il metodo comunitario deve essere rafforzato, ma quando si toccano questioni che hanno a che fare con la sovranità, come la difesa, la politica estera, le sorti della pace o della guerra, in questi casi bisogna tenere in considerazione le sensibilità dei governanti.

EuroNews: Crede che la Turchia avrà dei problemi a portare avanti i negoziati durante la presidenza francese?

JPJ: No, la risposta è no, assolutamente. Conoscete la posizione della Francia, ma la Francia assumerà tutti i suoi doveri di presidenza nel quadro dei negoziati con la Turchia, nei cui confronti la presidenza francese sarà obiettiva, imparziale, equa ed equilibrata.

EuroNews: Ma i turchi hanno paura, perchè i messaggi che arrivano dalla Francia, ma anche dalla Germania, non sono proprio positivi…

JPJ: Sono appena tornato da Ankara e credo di aver portato, per quanto concerne il ruolo che giocherà la presidenza francese, le rassicurazioni necessarie ai nostri amici turchi.