ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Jansa: il Tibet è lontano e la Cina è un importante partner commerciale

Lettura in corso:

Jansa: il Tibet è lontano e la Cina è un importante partner commerciale

Dimensioni di testo Aa Aa

La Slovenia è il primo paese ex-socialista a entrare in Eurolandia, ed il primo tra i nuovi membri dell’Unione ad avere la presidenza di turno. Il premier Janez Jansa, a metà della sua avventura a capo dell’Unione, tira le somme e traccia le linee per i prossimi mesi.

EuroNews: Primo ministro, benvenuto su EuroNews. Siamo a metà del periodo di presidenza slovena nell’Unione europea. Che bilancio può tirare?

Janez Jansa: Per ora abbiamo provato che la presidenza non è un compito difficile per un nuovo paese membro dell’Unione europea, anche se le sfide erano molte.

EuroNews: State preparando alcune alcune iniziative speciali per combattere il rallentamento economico?

Janez Jansa: Prima di tutto la situazione nell’Unione europea è molto migliore e più sana, secondo gli analisti, di quella degli Stati Uniti. Non siamo in un periodo di recessione, è piuttosto, come giustamente ha detto lei, un rallentamento.

EuroNews: Pensa che i tassi di interesse dopo l’estate potranno venire tagliati o no? Sapevo che avrebbe risposto “Chieda a Trichet”, ma…

Janez Jansa: Dovrebbe chiederlo a Trichet. Penso che bisognerà prendere questa misura, se la tendenza resta questa. Ma, certamente, se si considera la nostra principale preoccupazione, se parliamo dell’inflazione, l’euro forte è una difesa contro gli alti prezzi del petrolio.

EuroNews: Un altro tema dei vostri sei mesi di presidenza è l’Unione per il Mediterraneo. State lavorando per preparare il summit a Parigi, che si terrà sotto la presidenza francese. Qual è la priorità?

Janez Jansa: Dobbiamo far crescere il cosiddetto processo di Barcellona, dobbiamo aumentare la cooperazione nell’area del Mediterraneo, ma non abbiamo bisogno di raddoppiare le istituzioni europee e non dobbiamo dividere l’Unione Europea per questo, dividere tra i paesi che hanno la costa sul Mediterraneo e quelli che non la hanno.

EuroNews: Non crede che rimanendo attaccati al processo di Barcellona, come deciso nell’ultimo summit, si annacqua un po’ questa iniziativa? Barcellona non è stato un successo…

Janez Jansa: E’ stato un successo all’inizio, ma poi la situazione è cambiata, da quando questo processo è stato lanciato. Ora si deve far salire di livello questa iniziativa, abbiamo bisogno di progetti concreti, abbiamo bisogno di più cooperazione e la Slovenia, se posso dirlo, contribuirà a questi progetti concreti offrendo ad esempio l’università euromediterranea, che lanceremo a giugno di quest’anno.

EuroNews: Parliamo di Kosovo: la dichiarazione unilaterale di indipendenza è stata una mossa saggia?

Janez Jansa: Una soluzione molto migliore sarebbe stata chiaramente un accordo tra Pristina e Belgrado, o se ci fosse stata la possibilità per entrambe le nazioni di vivere assieme. Ma credo che questa possibilità sia stata gettata via ai tempi di Milosevic.

EuroNews: A proposito della Cina e del Tibet, pensa che l’Unione europea prenderà alcune misure prima delle Olimpiadi?

Janez Jansa: Da una parte l’Unione Europea è certamente un grande difensore dei diritti umani e dobbiamo condannare ogni violazione, ogni attività ostile contro le minoranze, contro chi protesta pacificamente. D’altra parte la Cina è un attore globale, abbiamo bisogno della Cina per un accordo globale sul cambiamento climatico, ci sono relazioni commerciali molto intense tra l’Unione europea e la Cina e anche questo ha la sua influenza. Certamente dobbiamo soppesare questi interessi e valori. Non credo che in ogni caso boicottare i giochi sia un’opzione seria, perchè dobbiamo separare lo sport e lo spirito olimpico dalla politica.

EuroNews: Non teme che qualcuno a Belgrado dica: “La Cina non è la Serbia”, facendo un parallelo tra le due situazioni?

Janez Jansa: C‘è una grande differenza: il Kosovo è in Europa, il Tibet non si trova nel continente europeo. E’ sulla nostra terra, dobbiamo preoccuparcene per quanto riguarda i diritti umani, ma l’Unione Europea non può fare lo stesso per risolvere i problemi nel continente europeo e i problemi situati molto lontano.