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Veltroni agli avversari: "su Alitalia dichiarazioni irresponsabili. L'Europa considerata il peggio del peggio"

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Veltroni agli avversari: "su Alitalia dichiarazioni irresponsabili. L'Europa considerata il peggio del peggio"

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Obiettivo: conquistare gli indecisi. In Italia il leader del partito democratico Walter Veltroni avanza verso l’appuntamento con le urne, il 13 e 14 aprile, convinto che la rimonta su Silvio Berlusconi sia possibile. Tra i militanti la parola d’ordine è ottimismo e sempre più spesso risuona il “Yes we can”, il “si può fare” mutuato dall’aspirante candidato democratico alla presidenza statunitense, Barack Obama.

Euronews: Che tipo di Paese è quello che va alle urne?

Walter Veltroni: E’ un Paese con un grande potenziale, ma con un sistema politico che ha bloccato questo potenziale. L’Italia è un Paese di talenti, ci sono piccole e medie imprese, la cultura, la ricerca. Tra i giovani di questo Paese c‘è una grande voglia di fare e di innovare, ma c‘è un sistema politico che tende a riprodurre le sue logiche, i suoi schemi, il suo linguaggio.

Euronews: E’ un’Italia anche povera e demotivata. Il Pil diminusce, negli stipendi siamo stati superati dalla Spagna e anche dalla Grecia.

Walter Veltroni: Dal 2000 i salari e gli stipendi sono fermi, le pensioni sono troppo basse, bisogna dunque rimettere il Paese in condizioni di ripartire, questo significa dunque lavorare sulla piccola e media impresa affinché possa sviluppare la sua vocazione e le sue caratteristiche, ridurre la pressione fiscale, ridurre la spesa pubblica, fare insieme un’opera di grande rigore, ma anche di grande sviluppo.

Euronews: Due anni fa Prodi ci aveva detto che la priorità erano le riforme, le liberalizzazioni e la legge sul conflitto di interessi.

Walter Veltroni: Per me le priorità sono due. La prima priorità è sociale: in questo momento nelle famiglie degli italiani c‘è una situazione di obiettiva difficoltà e con il vento di recessione che sta per arrivarci dall’America di Bush noi rischiamo aggiungendo i fattori di fragilità italiani di avere una situazione molto difficile. Bisogna fare un intervento sulla precarietà, sulla situazione di precarietà in cui si trovano milioni e milioni di italiani, che sta diventando un fattore sociale veramente molto difficile da gestire. Questa è la prima parte, la seconda parte è la riforma istituzionale. Bisogna dimezzare il numero dei parlamentari, bisogna avere una sola Camera che faccia le leggi, bisogna fare una serie di interventi contro la frammentazione della rappresentanza politica perché da un lato mettendo a posto la macchina, dall’altro facendo ripartire il Paese io penso che noi abbiamo le condizioni, le possibilità e le energie per uscire da una situazione difficile.

Euronews: Spesso sulle prime pagine dei giornali, anche internazionali, l’immagine che si ha dell’Italia è quella dei cumuli di immondizie, cumuli di immondizie dietro cui si nasconde anche la mancanza di uno Stato forte.

Walter Veltroni: E’ esattamente questo il problema. Bisogna ridare forza alle istituzioni e riaffermare il principio che la democrazia deve decidere. Il caso di Napoli è esemplare: una catena di decisioni non prese ha prodotto quella situazione. Bisogna prendere le decisioni, prendersi le responsabilità di assumerle, però ci vuole un sistema politico istituzionale che abbia la forza e l’autorevolezza.

Euronews: Alitalia e i suoi dipendenti rischiano di essere vittime della campagna elettorale italiana?

Walter Veltroni: Sì sì, in qualche misura sì. Rischiano di essere vittime perché sono stati usati strumentalmente, secondo me in maniera non responsabile. Sono materie complesse, c‘è una trattativa in corso, bisogna fare in modo che la trattativa abbia come esito il minore impatto sociale, che rispetti e consenta il rilancio di Malpensa come hub del paese, non hub della compagnia di bandiera. Questo dovrebbe fare un sistema politico serio, poi c‘è chi si diverte a uscire la sera e a fare certe dichiarazioni. Io ho un’altra concezione della società e dello stato.

Euronews: Qualche settimana fa con un gesto plateale e ormai mondialmente noto Berlusconi ha stracciato il suo programma. Ha stracciato anche l’ipotesi della grande coalizione?

Walter Veltroni: L’ipotesi della grande coalizione non è mai esistita. Chi vince governa. Io sono per uno schema anglosassone in questo senso. Poi penso che si debbano fare delle riforme istituzionali insieme.

Euronews: Il 14 aprile Veltroni vince. Riesce a governare veramente da solo?

Walter Veltroni: Ah sì, l’ipotesi è assolutamente quella di governare da soli, come gruppo del partito democratico, il valore della sfida di innovazione che abbiamo fatto è tutta qui, e come tale la vogliamo far confermare dal voto degli italiani.

Euronews: E’ realistico?

Walter Veltroni: Penso sia assolutamente realistico perché la legge elettorale italiana prevede che alla Camera chi prende un voto in più prende il 55 per cento dei seggi. Al Senato avremmo bisogno di uno scienziato termonucleare che ci spieghi come funziona la legge elettorale che la destra ha voluto al Senato. La novità è questa: non ci saranno più coalizioni, non ci saranno più maggioranze. Ci sarà un partito che governerà.

Euronews: Come commenta il paradosso che Zapatero, il primo ministro spagnolo, sia diventato un pò l’icona della sinistra europea? E’ un socialdemocratico che diventa icona della sinistra.

Walter Veltroni: Icone non ce ne sono più per fortuna.

Euronews: Almeno un esempio…

Walter Veltroni: Ci sono tante esperienze alle quali si guarda. Io guardo all’esperienza di quello che sta succedendo negli Stati Uniti, le idee nuove che sta portando Barack Obama, guardo con attenzione a quello che fa Gordon Brown, ci sono tantissime esperienze importanti nel Nord Europa. Zapatero sicuramente costituisce – e i risultati elettorali lo confermano- un’esperienza importante, ma il tempo dei modelli fortunatamente è finito.

Euronews: Zapatero però è riuscito in una cosa, si è smarcato dalla Chiesa cattolica, è riuscito per esempio a fare approvare i matrimoni omosessuali, qualcosa che sembra attualmente ancora impensabile in Italia. Il peso della Chiesa è così forte sull’opinione pubblica o più sui politici che temono di perdere una parte dell’elettorato?

Walter Veltroni: Lo Stato deve essere laico e deve prendere le sue decisioni autonomamente, ma non c‘è nulla di male se chi ha opinioni politiche al tempo stesso porta dentro la vita politica delle opinioni religiose, delle scelte di fede, non c‘è nulla di male, è un punto di vista che bisogna acquisire. Poi bisogna cercare la sintesi. Il lavoro che noi stiamo facendo è esattamente questo.

Euronews: L’Europa è stata completamente assente dalla campagna elettorale italiana. Perché non si parla di Europa?

Walter Veltroni: Intanto l’Italia è un Paese molto filo-europeo, è stato tra i paesi protagonisti della scelta europea, anche in occasione della Convenzione ha fatto la sua parte con grande serietà e con grande rigore. Io sono un europeista convinto, sono convinto che dobbiamo avere l’Europa massima possibile, non l’Europa minima possibile. Alcuni nostri avversari considerano l’Europa il peggio del peggio, come la Lega Nord che dichiara esplicitamente la sua ostilità nei confronti dell’Europa. Quello che noi abbiamo fatto decidendo di andare da soli alle elezioni, quindi di finire con le vecchie maggioranze del passato che erano maggioranze eterogenee, è un modo per europeizzare l’Italia. In tutta Europa i leader hanno più o meno la mia età, qualcuno di più qualcuno di meno, perché si pensa che investendo su un leader di questa generazione si può fare un ciclo. Dopodiché, se si fa bene si fa bene, se si fa male si va a casa. Però è questo quello che fanno le democrazie europee e vorrei che facesse anche l’Italia.