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Ernest-Antoine Seillière, presidente di BusinessEurope

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Ernest-Antoine Seillière, presidente di BusinessEurope

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Le imprese europee sono preoccupate. Per fare fronte all’euro forte e all’aumento del costo delle materie prime chiedono ai governi di adottare delle politiche fiscali piu flessibili e alla Banca Centrale il taglio dei tassi. Ernest-Antoine Seillière, presidente di BusinessEurope, organismo che rappresenta le diverse organizzazioni padronali del Vecchio Continente ha discusso assieme a noi della crisi finanziaria, dell’andamento dell’economia europea e delle politiche che dovrebbero, a suo avviso, sostenere la crescita.

Euronews: “Presidente Seillière, la crisi finanziaria rischia di estendersi e di avere ripercussioni sulla crescita e sulla produzione industriale. C‘è il timore che l’inflazione possa ripartire e si teme che la precarietà possa portare ad una stagnazione dei consumi. Cosa faranno i governi per arginare la crisi del sistema finanziario?”

Seillière: “E’ vero la situazione è delicata. C‘è incertezza e l’incertezza sul futuro è un problema per gli imprenditori che non sanno ne quanto durerà questa crisi ne quanto sia profonda. E’ evidente che i governi si trovino chiamati in causa. Se la crisi si amplificherà si renderà necessaria una politica di concertazione a livello internazionale”

Euronews: “Le imprese europee sono fondamentalmente sane?”

Seillière: “Le imprese europee sono competitive, su questo non ci sono dubbi. Se non lo fossero fallirebbero o verrebbero acquistate dalla concorrenza. Questo mi sembra debba essere chiaro. Certo, se la crisi del sistema bancario non verrà superata e le difficoltà attuali persisteranno ci saranno ripercussioni sulla distribuzione del credito e mancherà l’ossigeno necessario alle imprese”

Euronews: “A proposito di crisi monetaria. L’euro vale quasi un dollaro e 60. Il petrolio veleggia sui 100 dollari al barile. Quali sono le conseguenze per le nostre imprese?”

Seillière: “Il rafforzamento senza freni dell’euro non è una buona cosa per noi perchè penalizza l’export in settori chiave come l’aeronautica, l’industria pesante, l’industria del lusso. Ma diamo le cose come stanno: l’aumento del prezzo del petrolio che è un fattore d’inflazione e che potrebbe avere ripercussioni negative sull’economia viene comepnsato proprio dalla forza della moneta unica. Se tra euro e dollaro non ci fosse quest’attuale forte scarto pagheremmo il petrolio 40% piu caro”

Euronews: “Alcuni grandi gruppi industriali europei per far fronte ai rialzi dell’Euro annunciano possibili delocalizzazioni. Le sembra questa l’unica soluzione?”

Seillière: “Negli ultimi 5 anni abbiamo creato in Europa 9 milioni di nuovi posti di lavoro e questo nonostante lo spauracchio delle delocalizzazioni. Non bisogna allarmare la gente cosi’. Alcune delocalizzazioni sono necessarie per garantire la competitività delle nostre imprese. Delocalizzare non significa desertificate la produzione qui da noi. Alcuni settori produttivi crescono proprio grazie alle delocalizzazioni. Voglio dire che anche noi approfittiamo della crescita dei paesi emergenti!”

Euronews: “Presidente Seillière, in Europa i dipendenti chiedono di poter beneficiare anche loro dei profitti delle imprese, da parte loro gli industriali si lamentano perchè il mercato del lavoro è troppo rigido. Tra l’Europa sociale e l’Europa delle imprese è in corso un dialogo tra sordi?”

Seillière: “Siamo orgogliosi del modello sociale europeo, del fatto che una parte della crescita serva per rafforzare il sistema di protezione sociale. I paesi nordici hanno mostrato l’esempio. Sono loro che hanno il concetto di flexsecurity. Un termine non proprio felice ma il cui significato è chiaro: non va protetto il posto di lavoro ma il soggetto salariato aiutandolo a trovare un nuovo impiego e garantendo una formazione e un aggiornamento continui e di qualità”.

Euronews: “Ma per far cio’ bisognerebbe rendere meno rigido il patto di stabilità ed inoltre ammorbidire la politica monetaria europea?”

Seillière: “Senta. Su questo punto siamo sempre stati chiari. Non è aumentando il deficit pubblico che si risolveranno i problemi. Ecco perchè siamo radicalmente contrari all’annacquamento del patto di stabilità. Non è con questi provvedimenti che saremo in grado di fare meglio”

Euronews: “Presidente Seillière, in passato Lei ha presieduto il Medef, la Confindustria francese che oggi vive un momento difficile, una crisi morale. Che vede una federazione affiliata aver pagato in nero i sindacati:si puo comprare la pace sociale pagando il sindacato?”

Seillière: “Assolutamente no. Le rivelazioni su quanto aveva deciso di fare una delle federazioni che fanno parte del Medef ci hanno shoccato ed hanno shoccato l’opinione pubblica. Abbiamo chiaramente condannato la loro condotta. Ma la reazione messa in campo dal Medef e dalla stessa federazione coinvolta l’Uimm indica che il sistema nel suo complesso è sano e ubbidisce a regole di trasparenza. Lo scandalo è ormai acqua passata. La reazione mostrata dal Medef mi fa credere che l’organizzazione esce rafforzata e piu forte di prima da questo momento di crisi”.