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La rabbia di ISraele contro Hezbollah in Libano: dal rapimento dei soldati israeliani al ritiro

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La rabbia di ISraele contro Hezbollah in Libano: dal rapimento dei soldati israeliani al ritiro

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La rabbia israeliana contro Hezbollah in Libano scoppia il 12 luglio del 2006, con il rapimento di due soldati di Tzahal. Un contingente di terra di Hezbollah penetra in territorio israeliano e rapisce i due militari di pattuglia al confine con il Libano.

La risposta israeliana e’ immediata: nel mirino le infrastrutture civili: l’aeroporto di Beirut e l’ autostrada che collega la capitale a Damasco. Poi Israele impone il blocco aereo e navale a tutto il Paese.

A settembre una commissione governativa, presieduta dal giudice Eliahou Winograd viene incaricata di far luce sul conflitto. Ad aprile il primo rapporto sulle modalità di entrata in guerra di Israele costerà le dimissioni dell’allora ministro della difesa Peretz e del capo di stato maggiore Dan Halutz.

La seconda parte del rapporto, quella finale resa nota oggi, riguarda invece le ultime fasi della guerra. 60 ore prima che l’Onu stabilisca una tregua, Israele scatena una offensiva di terra che costerà la vita a 33 soldati, tra cui il figlio di David Grossmann, Uri 20 anni.

Oggi i riservisti, e non solo loro, chiedono le dimissioni di Ehud Olmert: “I nostri fallimenti – ha detto uno di loro – nella guerra hanno un padre e una madre, cioe’ il nostro primo ministro che ha fallito il suo esame da leader che porta il proprio paese in guerra”.

Con la risoluzione 1701, le Nazioni Unite impongono il cessate il fuoco e decidono l’invio di una forza di interposizione impegnata a non disarmare Hezbollah. Israele inizia dunque il suo ritiro dal Libano con Olmert ancora in sella ed e’ li che resterà, probabilmente, nonostante le 160 vittime israeliane del conflitto.